Da ieri la mia città, Prato, può annoverare tra i suoi illustri cittadini, oltre a – per citarne alcuni dei più rappresentativi – Curzio Malaparte, Paolo Rossi, Roberto Benigni, anche la segretaria provinciale della Lega, Patrizia Ovattoni.

Ammetto che ieri, quando ho sentito la registrazione della trasmissione “La Zanzara”, ho dato poco peso alla cosa, mi sono limitato a sorridere, catalogando l’esternazione della segretaria leghista come semplicemente l’ennesima boutade di un partito abituato a spararne una al giorno.

Per chi non fosse a conoscenza della questione, la sintetizzo in poche parole. Il comune di Prato vince un bando europeo per riqualificare una strada importante e trafficata della città e, pertanto, decide di dotarla di un’ampia pista ciclabile e di nuove alberature. La signora Ovattoni si oppone al progetto sostenendo che le piste ciclabili sono fatte ad uso e consumo degli immigrati, perché – come affermato in radio – i veri pratesi non le utilizzano. Secondo la segretaria, i pratesi utilizzano la bicicletta al massimo quando vanno al mare in Versilia (chissà poi perché un pratese deve andare per forza al mare in Versilia…) ma certamente mai e poi mai per andare a lavoro o per portare i figli a scuola.

Oggi, su Facebook, sono arrivate le scuse, probabilmente dopo il rimbrotto dei vertici leghisti regionali: “Chiedo scusa a chi va a lavorare in bici, ai ciclisti che con passione si dedicano a questo sport…a tutti quelli che usano la bici a Prato…SCUSATEMI..”.

Ovviamente le scuse sono da considerarsi tardive, dato che l’esternazione a La Zanzara è stata tutt’altro che estemporanea. La dichiarazione era già stata resa pubblicamente in precedenza e solo ribadita per l’ennesima volta nella trasmissione radiofonica, con la sicurezza ed arroganza di chi è certo di essere in sintonia col popolo.

Non mi voglio però soffermare su questo, voglio sottolineare piuttosto un’altra affermazione contenuta nella singolare intervista. Patrizia Ovattoni, accusata di essere vittima di analfabetismo di ritorno, risponde a Cruciani e Parenzo rivendicando l’orgoglio di essere analfabeta (immagino una sineddoche per professarsi fieramente “ignorante”), quasi come se fosse una medaglia al valore, almeno in questo momento storico.

Il problema è proprio questo, la voglia anche comprensibile di distruggere il “politicamente corretto” e un certo politichese ha finito, nel corso di pochi anni, per distruggere prima il “politico” e poi anche il “corretto”. Ormai, per molti, non solo tutto ciò che è “politico” è considerato deprecabile, ma anche ciò che è riflessivo, ragionato.

Con questa tendenza la classe politica finirà con l’essere selezionata, ma di fatto in parte evidentemente già lo è, dalla capacità di interpretare le frustrazioni piuttosto che dalla capacità di costruire soluzioni.

In questo trend che premia l’arroganza e le urla, auspico un ritorno alla gentilezza, al vecchio detto “pensa 10 volte prima di parlare” e all’importanza della scelta del silenzio quando non sia ha nulla di intelligente da dire.

Penso che persone come Patrizia Ovattoni ci possano aiutare a comprendere il rischio che stiamo correndo (per inciso, Patrizia è una delle papabili candidate a sindaco per il centrodestra alle elezioni amministrative del prossimo anno) e di conseguenza, a reagire prima che sia troppo tardi.

In questo senso vorrei valorizzare l’operazione sociologica della rappresentante leghista. Penso a una qualche onorificenza o magari a un’intitolazione di una strada, ovviamente a scorrimento veloce, certamente senza pista ciclabile e possibilmente anche senza marciapiede.

@lorerocchi