La storia della famiglia Cucchi è quella di una normale famiglia italiana. Giovanni, geometra, ha lavorato fino alla pensione. Rita, maestra, anche lei in pensione. Ilaria è amministratrice di condomini. Stefano, fratello più piccolo, pure lui geometra, è morto da nove anni.

Una famiglia piccolo borghese cattolica e di sani principi. Si sono misurati tutti uniti con le difficoltà di Stefano dovute alla sua fragilità di carattere. Intelligente, spesso brillante, sempre allegro e canzonatorio. Ma doveva fare i conti con il suo aspetto di ragazzino piccolo di statura e minuto, tanto da farlo sembrare quasi un bambino. Non poteva accettare di essere visto così dal momento che lui, dentro, si sentiva, ed era, un gigante.

La droga era stata presto la facile via di fuga da una quotidianità che mal tollerava. Mentre papà, mamma e la sorella Ilaria vivevano una vita “perfettamente normale”, lui in quella vita proprio non riusciva a riconoscercisi, sempre alla ricerca di essere diverso e più grande di come si sentiva, afflitto da un insopportabile complesso di inferiorità che era la sua camicia di forza.

È stato così che la tranquillità di una normale famiglia italiana venne sconvolta dalla tossicodipendenza di Stefano. A momenti di serenità e tranquillità famigliare succedettero ciclicamente periodi difficili e bui dove la droga metteva di fronte a loro un altro Stefano che cadeva e, con il loro aiuto mai mancato, si rialzava per poi cadere di nuovo. Ma la famiglia Cucchi una certezza ce l’aveva e non l’avrebbe mai perduta: il rispetto per la legge e la fiducia nello Stato. Al di sopra di tutti la fede in Dio.

Con queste incrollabili certezze hanno affrontato, Ilaria in testa, la terribile morte di Stefano. Il dolore vivo per la sua perdita e la violenza di una giustizia che prima di cominciare a fare effettivamente il suo corso naturale, li ha sbeffeggiati, insultati, tutti, Stefano compreso, portandoli in giro a vuoto per quasi nove anni. Questa famiglia ha affrontato un vero e proprio calvario giudiziario durante il quale non sono mancati gli insulti, le minacce, le violenze morali continuamente inflitte.

Ilaria, quando ben presto i suoi genitori iniziarono a perdere le forze, si è presa tutto questo sulle proprie spalle facendosi carico di tutto. Ben presto la lotta di Ilaria divenne quella di Davide contro Golia. La lotta di Ilaria fu percepita proprio in questo modo. Le foto orribili del fratello morto che con disperato coraggio aveva fatto pubblicare erano la verità nuda e cruda che veniva ostinatamente negata nelle aule di giustizia e da certa parte della politica. La gente ha incominciato a capire e a immedesimarsi. A vedere in questa piccola grande donna la civile ribellione alle proprie quotidiane frustrazioni di fronte ad uno Stato sempre più lontano dai cittadini ed assente quando si ha bisogno di lui.

Ora la quotidianità di Ilaria è fatta di continui incontri, per strada, al supermercato, negli uffici pubblici e privati, a scuola, al bar, al ristorante con persone sconosciute che la fermano e la abbracciano forte. “Grazie Ila! Grazie! Vai avanti. Vai avanti per tutti noi!”. Ilaria sorride ma non smette di commuoversi. Sono persone di tutte le età e di ogni estrazione sociale tutte unite da questo meraviglioso affetto.

Questa è la storia di una normale famiglia italiana. Una storia privata che privata non è più da tempo. Arrivano numerosissime mail di persone che chiedono scusa per aver pensato che la morte di suo fratello in fondo potesse essere liquidata come la morte solo di un tossico. Questa è una storia di una normale famiglia italiana che, in questi momenti, può cambiare quella del nostro Paese.

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