Tap è pronta a riprendere i lavori a Melendugno, procedendo con la parte più contestata dagli enti locali che si oppongono al gasdotto, la realizzazione del microtunnel. Come anticipato da Ilfattoquotidiano.it lo scorso 28 settembre, la società era ormai prossima ad accelerare “approfittando” dei tempi necessari a governo e procura di Lecce per tirare le rispettive conclusioni politiche e giudiziarie. Così ora i Comitati No Tap del Salento insorgono parlando di “governo traditore” e chiedono “dimissioni immediate” se lunedì 15 ottobre dovessero riprendere i lavori.

Del resto, “non c’è un piano b”, aveva detto Luca Schieppati, managing director di Tap, durante l’Italian Energy Summit a Milano. E infatti già in quei giorni, nella vicina Brindisi, erano iniziati i preparativi con l’arrivo in porto dei tubi necessari per il completamento dell’opera e al largo della costa da tempo presente la nave Adhemar De Saint Venant che dovrebbe procedere con i lavori nel mare della costa salentina.

Il Movimento No Tap chiede all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte che a luglio definì “strategico” il gasdotto in visita da Trump – di chiarire se davvero i lavori inizierà a ore. Se così sarà, scrivono i comitati, avverrà “con il benestare di un governo traditore” e “in continuità con il precedente, complice di un sistema di imposizioni che va contro la libertà e l’autodeterminazione delle popolazioni“. Nel caso Tap dovesse iniziare la posa del microtunnel, “l’unico gesto sensato di questi politici sarebbero le dimissioni immediate, nel rispetto di chi ha creduto in loro e che invece oggi si ritrova con ingannatori, truffatori e voltagabbana al governo”.

Nel Basso Salento, lo scorso 4 marzo, il M5s ottenne percentuali altissime nelle urne, anche grazie alle sue posizioni nettamente contrarie all’opera. Mentre nelle scorse settimane, come raccontato dal Fatto.it, i comitati hanno scoperto che al momento non è neanche stato istituito il comitato di conciliazione previsto dal contratto di governo in caso di controversie con la Lega sulle posizioni da assumere.

“Stavolta – continua la nota dei movimenti locali contrari al gasdotto – non potranno dare colpa a nessun altro, per la loro incapacità di agire“. E rilanciano la propria opposizione: “Anche stavolta saremo noi, persone civili, a metterci la faccia, il corpo e il cuore, per far valere i nostri diritti, visto che ci troviamo a combattere non solo contro l’autoritarismo del capitale, ma anche contro la paura e la codardia di questo governo”. E già lunedì è pronta una nuova protesta, proprio a Brindisi, con un sit-in nella zona portuale dove la multinazionale sta preparando i materiali utili alla ripartenza dei lavori.

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