Da opera inutile a “opera strategica”. La consacrazione del gasdotto Tap ad opera del governo Lega-M5s arriva direttamente dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E giunge da Washington, al termine del summit di lunedì con il presidente degli Stati Uniti. Quanto peso abbia in questa parabola la volontà americana è reso chiaro anche dalla scelta delle parole usate da Donald Trump: “Voglio un qualcosa di competitivo e spero che il primo ministro riuscirà a farlo e a completarlo”. Un duetto che agita ministri e parlamentari salentini del M5s nonché i sindaci contrari all’infrastruttura che ricordano il successo elettorale dei pentastellati nel Tacco d’Italia e dicono di sentirsi “traditi” dai pentastellati.

Dai 15 giorni di Di Battista alle contestazioni – Il lessico è importante. E ad ognuno il suo: nella notte sono riprese le proteste in strada, a Melendugno, in provincia di Lecce, dove il metanodotto che parte dall’Azerbaijan dovrebbe approdare. In Puglia, è soprattutto lì che il M5s ha fatto man bassa di voti durante le ultime elezioni politiche, sbancando con percentuali bulgare anche grazie alle promesse di stop dell’opera. “Con noi al governo bloccheremo questo progetto in 15 giorni” è tra le frasi più note, ripetuta da Alessandro Di Battista a San Foca, nell’aprile 2017. Gli elettori non dimenticano. Le contestazioni fatte dai noTap alla ministra per il Sud Barbara Lezzi, leccese, sono il sintomo della delusione e della lacerazione che vive ora il territorio.

Lezzi: “Cambierà idea”. Il sindaco: “M5s ci tradisce” – Così la ministra, che poche ore prima delle parole dirompenti del premier aveva parlato di “investimento che non serve al Salento e all’Italia”, corregge la rotta: “Bene – scrive su Facebook focalizzandosi sulla visita a Melendugno annunciata da Conte – Sono soddisfatta dell’impegno assunto dal presidente perché le comunità che si appresta ad incontrare hanno tutte le informazioni che gli faranno cambiare idea“. Un incontro che Marco Potì, sindaco della cittadina scelta come approdo, vorrebbe “in riva al mare” dove arriverà il gasdotto, dice a Repubblica, per chiedere “perché ci state tradendo così?”. Ricordando il no di Bettino Craxi agli Stati Uniti nella notte di Sigonella, Potì ammette di aver votato M5s “come quasi il 70% della mia gente, perché ho creduto ad Alessandro Di Battista, al ministro Barbara Lezzi che sono venuti qui a dire che in 15 giorni avrebbero annullato il progetto del Tap. E invece…”.

“Il Tap contribuirà alla diversificazione energetica” – E invece già in apertura di conferenza stampa congiunta, lunedì, Conte ha cercato di fornire ampie rassicurazioni all’alleato americano, che con l’Azerbaijan ha ottime relazioni, soprattutto commerciali: “Nel quadro della sicurezza energetica, siamo concordi sulla necessità di una più efficace diversificazione  delle rotte energetiche”, ha detto il premier italiano. Poi, è stato più esplicito: “C’è la piena consapevolezza del mio governo sul fatto Tap è opera strategica per l’approvvigionamento energetico del nostro Paese, del sud Europa e dell’area del Mediterraneo. Siamo consapevoli del fatto che Tap può dare un contributo all’approvvigionamento energetico e alla decarbonizzazione, che è nel programma di governo. Ho rappresentato correttamente al presidente Trump che ci sono inquietudini delle comunità locali nel punto in cui approderà il gasdotto. Posso annunciare – visto che i problemi vanno affrontati direttamente – che io stesso, assieme ai ministri competenti, una volta tornato in Italia, appena possibile, avrò la premura di andare a incontrare il sindaco locale e le comunità locali per cercare una soluzione che sia contemperante delle loro preoccupazioni”.

La “linea” di Mattarella – Conte ha rilanciato così quanto detto nelle ore precedenti dal vicepremier Luigi Di Maio: “Il nostro impegno ad ascoltare le comunità resta e su questo il M5S non ha cambiato linea e sbaglia chi dice il contrario”. Il premier ha rafforzato, però, soprattutto, le garanzie sul completamento dell’opera date il 18 luglio scorso dal presidente della Repubblica in persona, Sergio Mattarella, al collega azero Ilham Aliyev: “C’è il comune impegno a portare a compimento il corridoio meridionale”, aveva detto il capo dello Stato a Baku. “Italia e Azerbaijan – aveva aggiunto – hanno un rapporto molto intenso sul piano energetico. La scelta strategica del corridoio Sud del gas è condivisa dall’Italia e Tap, che è parte di questo corridoio, è il naturale completamento di questa scelta”.

Lezzi: “Inutile”. Ma ora è isolata a Palazzo Chigi – Frasi che hanno la funzione di acqua gettata sul fuoco: all’indomani dell’insediamento del nuovo governo, erano stati gli stessi ministri pentastellati ad annunciare una “revisione” del progetto. Non più tardi di lunedì, poche ore prima delle frasi di Conte, la ministra Lezzi da Matera è tornata sull’argomento, con toni contrapposti a quelli di Conte: “Il gasdotto Tap non è un genere di investimento che serve né al Salento né alla Puglia né all’intera Italia”, ha detto aggiungendo che “si parla di questioni che stanno alla politica energetica del nostro Paese, a quella ambientale e a quella economica: su tutto ciò il Tap non avrà dei significativi vantaggi per il popolo italiano”. Alla luce delle dichiarazioni rilasciate alla Casa Bianca da Conte, Lezzi rischia di restare isolata a Palazzo Chigi.

La spinta degli Usa e gli interessi russi – Che quel gasdotto servirà più all’Europa e ai suoi alleati che all’Italia è cosa nota da tempo. E non è un dettaglio il passaggio di Trump fatto sull’argomento: “Stiamo già discutendo con la Ue per costruire tra nove e undici porti, per cui la Ue pagherà, in modo per noi da potere inviare gas naturale liquefatto in varie parti dell’Europa e avere così più competizione”. La preoccupazione principale a cui dare risposta è, infatti, una sola: liberare il vecchio continente dalla cappa di Putin sull’approvvigionamento di metano. Almeno sulla carta. Lukoil, grande compagnia russa, è tra gli azionisti che gestiscono il giacimento di Shah Deniz II, da cui verrà attinto l’oro blu azero da convogliare nella Trans Adriatic Pipeline. La stessa Gazprom strizza l’occhio a Tap come a Poseidon, altro gasdotto già autorizzato con approdo a Otranto, a venti chilometri dal primo. Perché quel corridoio sud del gas è considerato sicuro, anche per bypassare Paesi politicamente instabili nel centro-est Europa.

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