Una manovra in deficit per un Paese con un debito alto è più complicata “se la gente comincia a mettere in dubbio l’euro“. Ma l’invito del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ad “abbassare i toni è a tutte le parti, non solo all’Italia, parlando più in generale”. Draghi in ogni caso è “fiducioso che tutte le parti trovino un compromesso” anche perché è vero che ci sono state “deviazioni”, ma “non è la prima volta e non sarà l’ultima”. Il presidente della Bce è a Bali, in Indonesia, dove sono in corso i meeting annuali tra Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale ai quali partecipano anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Draghi sottolinea che lo scontro tra governo italiano e Unione Europea sulla manovra 2019, basata su un aumento del deficit in una inversione sugli impegni precedenti (sottolineata ancora ieri dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker), ha causato problemi pratici. “Un’espansione del bilancio in un Paese ad alto debito diventa molto più complicata se la gente comincia a mettere in dubbio l’euro – dice Draghi – Queste dichiarazioni hanno creato danni reali e ci sono molte prove che lo spread è cresciuto per queste dichiarazioni”. Il risultato è che famiglie e imprese “pagano maggiori tassi di interesse sui prestiti“. Ma per Draghi si devono “abbassare i toni” prima di tutto. Un invito, viene sottolineato, “a tutte le parti, non solo l’Italia, parlando più in generale”. Il riferimento appare diretto ai vertici della Commissione europea: ieri Juncker ha ricordato che l’Italia “non ha mantenuto la parola”, ma a turno tutti i commissari nei giorni scorsi hanno usato parole più o meno dure. A partire da Pierre Moscovici, probabile candidato alla presidenza della Commissione alle Europee di maggio, che aveva parlato dell’Italia come di “un problema nella zona euro“.

E’ più cauto invece Draghi che raccomanda ancora di “aspettare i fatti: dobbiamo aspettare come questa manovra viene fuori esattamente”. La guida della Bce ha fiducia in un accordo. “Sappiamo che ci sono procedure stabilite e accettate da tutti, ci sono state deviazioni: non è la prima volta e non sarà l’ultima”, dice invitando poi a non drammatizzare per queste deviazioni. “Come ho detto, bisogna abbassare i toni e sono piuttosto ottimista che sarà trovato un compromesso”.

Quanto alle ipotesi di aver influito sull’andamento dello spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi con le prime manovre per lo smantellamento degli acquisti di titoli sovrani della zona euro da concludere entro fine anno, Draghi fa notare che i mercati, ha notato, non hanno reagito all’annuncio della fine del quantitative easing che era già noto a giugno. “Quello che accade oggi è legato all’Italia e quindi non c’è contagio in atto, è una questione locale“. Draghi ha quindi messo il dito nella piaga ricordando che i bond della Grecia non acquistabili dalla Bce, hanno visto “fino a poco fa ridurre il differenziale” con quelli italiani: alla chiusura di venerdì 12 ottobre Roma era sempre più vicina ad Atene con un differenziale di rendimento, uno spread appunto, pari a 79 punti base. Nell’ultimo anno, infatti, i titoli italiani hanno registrato un peggioramento di 150 punti, mentre quelli greci sono migliorati di 111.

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