“Il fallimento” di banca Carige è “una reale possibilità“. Con questa motivazione Fitch ha tagliato il rating di lungo termine dell’istituto di credito ligure a CCC+ da B- e il viability rating a ccc+ da b- con prospettive negative. L’abbassamento del giudizio sul merito del credito riflette l’idea di Fitch che “il fallimento della banca sia una reale possibilità dal momento che sarà una sfida per l’istituto rafforzare il capitale, il che potrebbe alla fine portare a un intervento del regolatore”.

Il taglio del rating Fitch deriva dal fatto che Carige non rispetta i requisiti patrimoniali Pillar 2 e per raggiungerli servirebbero strumenti Tier 2, come il bond che in un anno non è riuscita ad emettere, e che verosimilmente non riuscirà ad emettere, viste le peggiorate condizioni di mercato per le banche italiane in questi ultimi mesi.  Inoltre il maggior socio dell’istituto Malacalza Investimenti ha indicato che supporterà la banca ma senza prendere un preciso impegno a sottoscrivere per intero i 200 milioni del prestito obbligazionario.

I rating riflettono anche l’ultimo cambio del management. Dal 2016 l’amministratore delegato è stato cambiato due volte e la banca deve approvare il terzo piano di ristrutturazione. Secondo Fitch tale fattore aumenta l’incertezza sulla direzione delle future strategie di Carige dato che la banca potrebbe richiedere più tempo per realizzare il suo turnaround, che deve rispettare le richieste della Bce. Inoltre un supporto esterno alla banca genovese è possibile ma improbabile.

Dopo aver preso atto della bocciatura di Fitch, Carige ha diffuso una nota per precisare che “nelle interlocuzioni con i Regulators non è mai stato espresso alcun riferimento a una eventuale possibilità di fallimento“. La banca sottolinea inoltre che l’agenzia non ha tenuto conto dei progressi realizzati dopo l’assemblea sulla governance e sul sostegno finanziario degli azionisti e “si riserva, quindi valutazioni sull’operato di Fitch”.

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