Si allunga l’elenco di funzionari delle prefetture di Padova e Venezia sotto inchiesta per la gestione dell’emergenza migranti e per i loro rapporti con i rappresentanti delle cooperative che avevano vinto gli appalti per i centri di accoglienza di Bagnoli di Sopra (nel Padovano) e Cona (nel Veneziano). A Padova il nome nuovo è quello dell’ex vice prefetto Alessandro Sallusto, a Venezia quello del prefetto vicario Vito Cusumano, che era la seconda autorità in laguna ed è oggi commissario prefettizio della provincia di Bolzano.

Il filone che riguarda Sallusto è il secondo aperto nel capoluogo del Santo ed è coordinato dal sostituto procuratore Sergio Dini, che ha ereditato il dossier dal fascicolo principale istruito dal pm Federica Baccaglini. L’ipotesi di reato a carico di Sallusto è la rivelazione dei segreti d’ufficio, di cui sarebbe stato beneficiario Simone Borile, grande gestore dei centri di accoglienza e di Ecofficina Educational (ora denominata Edeco). Quest’ultimo, secondo l’ipotesi accusatoria, aveva creato una ragnatela di persone che lo tenevano informato di eventuali controlli. E tra queste vi sarebbe stato anche il vice prefetto.

Alcuni fatti sono già emersi in passato, ma adesso il magistrato ha deciso di stringere le maglie e ha, infatti, spedito carabinieri e Guardia di Finanza ad acquisire documenti in Prefettura. Nell’estate 2016 fu intercettata una conversazione tra Sallusto e Borile. Il primo annunciava al secondo che il giorno successivo, nel centro di accoglienza di Bagnoli, ci sarebbe stata un’ispezione dell’Ulss. Sallusto, che aveva annuncito la sua presenza, si era preoccupato di sapere dove fossero otto migranti malati di varicella. In un’altra occasione, nel settembre 2015, Sallusto avrebbe avvisato i responsabili di Ecofficina (che si erano subito attivati per verificare che tutto fosse in ordine) di un altro controllo, ma in quella occasione alla caserma Prandina di Padova.

Sallusto è stato trasferito tempo fa alla Prefettura di Bologna, assieme a un’altra funzionaria indagata, Tiziana Quintario, che aveva prima prestato servizio a Padova e che è sospettata di essere stata la figura di riferimento di Borile in Prefettura. Ma a Bologna c’è anche Patrizia Impresa, che fu prefetto a Padova. Un terzo indagato della Prefettura di Padova è l’allora vicario Pasquale Aversa, il cui coinvolgimento è emerso ad agosto, quando è stato trasferito con compiti di commissario prefettizio in un comune del Meridione, il cui consiglio comunale fu sciolto anche per sospetti di infiltrazioni mafiose.

Le accuse, contestate a vario titolo ai protagonisti delle coop e ai funzionari pubblici sono quelle di turbata libertà degli incanti, frode nelle forniture pubbliche, truffa, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e falso. L’inchiesta ruota attorno a due appalti assegnati a Padova nel 2016, il primo da 16 milioni di euro (fino a 1.700 posti), il secondo da quattro milioni di euro (fino a 500 migranti).

A Venezia, per il centro di Conetta, erano già indagate per rivelazione di segreto d’ufficio due funzionarie della prefettura, Paola Spatuzza e Rita Francesca Conte. A loro si aggiunge ora Vito Cusumano, in un fascicolo-bis.

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