“Le parole del ministro Toninelli durante il question time sul decreto Genova? Non gli darei neanche le attenuanti generiche, perché ha detto tante sciocchezze. Anzi, gliele do, perché lui non capisce quello che dice”. Così a Tagadà (La7) l’ex magistrato Antonio Di Pietro commenta le dichiarazioni rese dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, rispondendo al question time tenutosi oggi alla Camera sul crollo del ponte Morandi. Il ministro M5s ha affermato: “’Le attività indispensabili per la ricostruzione non potranno che seguire al dissequestro dell’area. Ricordo che ad oggi l’area in questione è ancora sotto sequestro da parte della Procura ed oggetto di incidente probatorio. I lavori per la ricostruzione del ponte, pur volendo, non potrebbero pertanto partire oggi‘. Di Pietro osserva: “Una cosa è l’autorità giudiziaria che deve fare l’incidente probatorio e per questo ci vorranno 2 o 3 mesi. Altra cosa è fare il decreto legge, individuare il commissario, cominciare a fare il progetto. Ricordo che solo per fare il progetto esecutivo ci vogliono mesi. Ma se non hai il progetto, né il commissario, né i soldi, che c’azzecca quella risposta di Toninelli?”. L’ex leader dell’Idv commenta anche la vicenda del decreto Genova: “E’ stato mandato in Ragioneria per la bollinatura il 21 settembre. Il 13 settembre era stato annunciato da Conte. Nel momento in cui si dice, dopo il consiglio dei ministri, che è stato approvato un decreto “salvo intese”, siamo già di fronte a una presa in giro, perché il decreto legge, per definizione, una volta che è approvato, è legge. Se si aggiunge “salvo intese”, allora non è un decreto legge. Poi è stato mandato in Ragioneria il 21 settembre, il 26 è stato rimandato via”. E aggiunge: “La colpa del ritardo su un decreto di questo genere è di chi dal 14 agosto al 21 settembre non ha fatto il decreto o di chi in questi tre giorni non ha fatto i conti coi “numerini”? Chi è responsabile del ritardo si dovrebbe guardare allo specchio e schiaffeggiarsi

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