C’è la Serie B che a un mese dall’inizio ancora non sa se sarà a 19 squadre (come stabilito dalla Lega, in accordo con Figc e Coni) o a 22 (come previsto dalle regole). La Serie C che, a catena, brancola nel buio: quattro squadre (Catania, Ternana, Novara e Siena) che aspettano il ripescaggio, sei partite già rinviate (altrettante lo saranno il prossimo weekend), ricorsi in ogni grado della giustizia sportiva ed amministrativa, sentenze che contraddicono se stesse e stabiliscono tutto e il contrario di tutto. L’ultimo paradosso è quello dell’Entella, che ha già debuttato in C ma è appena stato ripescato in B. Il calcio italiano è nel caos. Qualcuno invoca persino l’intervento del governo, a cui si chiede una legge per salvare il pallone. Difficile, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha ben altri problemi a cui pensare (a partire dalle Olimpiadi). Intanto si gioca, ma giusto perché lo spettacolo deve andare avanti.

LA FORZATURA DEL CONI Tutto parte dalla decisione del commissario della Figc, Roberto Fabbricini, di bloccare i ripescaggi in Serie B. Apparentemente una scelta di buon senso (da anni si dice che i cadetti avrebbero dovuto scendere di numero, visto che il torneo a 22 squadre è infinito e difficile da sostenere per chiunque), avvenuta però in violazione di tutte le norme. Il regolamento non permette di cambiare formula ai campionati se non con un anno di anticipo: per farlo, allora, Fabbricini ha modificato il regolamento stesso, con un provvedimento d’urgenza emanato alla vigilia di Ferragosto, così discutibile da non essere firmato nemmeno dal segretario generale della Federcalcio. Si dice che la manovra, appoggiata all’unanimità dai club di Serie B (che così hanno meno teste fra cui spartire i contributi e più soldi in tasca), sia stata orchestrata dal solito Claudio Lotito, che è anche patron della Salernitana (oltre che della Lazio). Sta di fatto che la responsabilità di cambiare le carte in tavola se l’è presa Fabbrcini, e quindi il Coni. Di lì nascono tutti i guai di quest’estate, da cui non si riesce più ad uscire.

LE RICHIESTE DEI CLUB – Inevitabile che una simile decisione fosse immediatamente impugnata da tutti i club penalizzati, quelli che ambivano sulla base di requisiti fondati al ripescaggio (e tra l’altro avevano già versato il contributo a fondo perduto richiesto dalla Federazione: per ora non è stato nemmeno restituito). Ternana, Pro Vercelli e Novara, retrocesse l’anno scorso, più Catania e Siena (che avevano sfiorato la promozione perdendo all’ultimo nei playoff di Lega Pro) hanno fatto ricorso. Le questioni da valutare sono due: se la Serie B possa restare a 19 o debba tornare a 22 e, in quest’ultimo caso, quali squadre meritino di essere ripescate visto che una graduatoria non è stata fatta e non potrà esserci posto per tutti. A meno di non voler pensare addirittura ad una Serie B a 24, come già successo in passato in un caso simile. Dopo una lunga attesa, l’11 settembre il Collegio di garanzia dello sport ha respinto i loro ricorsi: non perché infondati ma perché improcedibili; avrebbero dovuto essere presentati al Tribunale federale. Le società si sono rivolte al Tar anche su questo: il tribunale amministrativo dopo una doppia giravolta (ha prima sospeso e poi confermato il decreto, cambiando idea nel giro di pochi giorni) deciderà la settimana prossima, ma deciderà solo chi deve decidere.

IL CASO ENTELLA – Come se non bastasse, alle loro posizioni si aggiunge quella più particolare della Virtus Entella: retrocessa a maggio, la squadra ligure non ha fatto ricorso per il ripescaggio, ma contro il Cesena. I romagnoli, poi falliti in estate, sono stati puniti con una penalizzazione per delle plusvalenze fittizie (lo stesso processo per cui il Chievo ha ricevuto un -3 in classifica), ma da scontare nella stagione a venire: essendo scomparsi, non la sconteranno mai. Il Collegio di garanzia ha appena stabilito che questa decisione è ingiusta e la sanzione avrebbe dovuto essere applicata alla classifica dello scorso anno; in questo caso l’Entella sarebbe stato salvo. A rigor di logica, dunque, adesso la Virtus avrebbe diritto ad essere riammessa in B, ma domenica ha già giocato (e vinto) la sua prima partita in C.

RIVOLUZIONE O RISARCIMENTI – Le variabili da prendere in considerazione sono talmente tante che tutte le strade sono aperte: Serie B a 19, 20, 22 o addirittura 24 squadre, non è possibile escludere nulla. Si comincerà a capire qualcosa mercoledì prossimo: il Tar deve indicare se la competenza spetta al Collegio di garanzia del Coni o al Tribunale federale. Nel primo caso, l’organo presieduto da Franco Frattini tornerà a riunirsi e potrebbe davvero ripristinare il format a 22 (sembrava essere questo l’orientamento, prima che passasse la linea della improcedibilità dei ricorsi). Nel secondo caso, invece, i club dovrebbero partire dal primo grado della giustizia federale e rifare tutto l’iter. Senza contare ulteriori possibili ricorsi al Consiglio di stato. L’impressione è che più i tempi si allungano (e quindi più partite si giocano), più sarà difficile mutare la situazione acquisita. La Serie B resterà a 19 (o al massimo a 20, se ci sarà la volontà di recuperare l’Entella), gli esclusi giocheranno in Serie C e continueranno a lottare solo per vedersi riconosciuto un risarcimento economico.

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