L’avvocato di David Mills e Fedele Confalonieri al vertice dell’organo di autogoverno dei magistrati. Grazie al sostegno fondamentale della corrente di Cosimo Ferri, ex sottosegretario alla giustizia e ora deputato del Pd. È quello che si potrebbe verificare a Palazzo dei Marescialli il 27 settembre prossimo, data in cui il Consiglio superiore della magistratura dovrà eleggere il nuovo vicepresidente. Le trattative tra le correnti dei membri togati per designare il successore di Giovanni Legnini – che sarà uno dei laici eletti lo scorso 20 luglio – sono in corso da giorni. Ma mai come in questa occasione il nome del nuovo vicepresidente ha rappresentato un vero e proprio rebus. “Non si capisce ancora nulla. Tutte le opzioni sono aperte”, dicono in ordine sparso consiglieri togati eletti in vari schieramenti. Giovedì in molti sono entrati per la prima volta a Palazzo dei marescialli per il plenum straordinario del Csm, il cui mandato scade il 24 settembre. Il giorno dopo al Quirinale ci sarà la tradizionale cerimonia d’insediamento dei nuovi componenti. Quindi si aprirà formalmente la corsa per la vicepresidenza, dove sono fondamentali i voti dei togati. Alle prime due votazioni, infatti, occorre la maggioranza assoluta, cioè 14 voti: i consiglieri eletti tra i magistrati sono 16, il doppio rispetto a quelli designati dal Parlamento, più i due componenti di diritto, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione. Il capo dello Stato – presidente di diritto – di solito non vota.

Laici in ordine sparso – Basterebbe un accordo tra le correnti dei togati, quindi, per indirizzare un congruo numero di voti verso il nuovo vicepresidente. Che in passato era indicato dal principale partito di maggioranza. Questa volta, invece, il Movimento 5 stelle non ha volutamente fatto filtrare alcun input che indirizzasse politicamente la scelta del nuovo numero due di Palazzo dei Marescialli. I tre consiglieri eletti dal M5s, dunque, sono per il momento tutti in corsa. Si tratta di tre docenti universitari: Alberto Maria Benedetti, professore di diritto privato a Genova, Fulvio Gigliotti, ordinario a Catanzaro e storico simpatizzante del M5s, e Filippo Donati, che insegna costituzionale a Firenze ed era favorevole alla riforma di Matteo Renzi. “Nessuno si è chiamato fuori”, dice un togato neoeletto all’agenzia Ansa. In stand by rimangono anche i due consiglieri indicati dalla Lega: sono l’ex parlamentare e avvocato, Emanuele Basile, e il legale Stefano Cavanna, titolare dello studio dove lavora Filippo Marcenaro, che difende il Carroccio nell’inchiesta sui 49 milioni di euro di fondi pubblici scomparsi. Dopo gli attacchi di Matteo Salvini alle toghe appare improbabile che proprio uno dei componenti eletti dal Carroccio al Csm ne diventi vicepresidente.

L’autocandidatura di Lanzi – Ecco quindi che comincia a farsi strada l’autocandidatura di Alessio Lanzi, professore di penale tributario a Milano ed ex avvocato di Mills (prescritto per avere incassato denaro in nero da Silvio Berlusconi) e Confalonieri. È stato indicato al Csm da Forza Italia insieme al penalista napoletano Michele Cerabona, già avvocato dell’ex presidente del consiglio nel processo nel processo sulla compravendita dei senatori finito in prescrizione. Come ha raccontato Il Fatto Quotidiano Lanzi è andato recentemente in visita negli uffici di due procuratori aggiunti di Roma: Antonello Racanelli e Giuseppe Cascini. Il primo è il segretario di Magistratura Indipendente, corrente moderata di centrodestra, titolare di un vero e proprio exploit alle ultime elezioni con cinque seggi conquistati in consiglio. Il secondo è stato segretario dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, ed è stato direttamente eletto al Csm con Area, la corrente di centrosinistra, che invece ha perso tre dei suoi sette consiglieri.

Spunta il nome di Ermini – Mistero sull’esito degli incontri di Lanzi ma è un fatto che l’eventuale elezione del vicepresidente passi da un accordo tra correnti di orientamento opposto. Se quattro togati di Area votassero un unico candidato con i cinque colleghi di Mi, raccogliendo anche qualche preferenza proveniente da Unicost (i moderati che hanno altri cinque seggi), ecco che quello sarebbe di colpo eletto vicepresidente. È per questo motivo che oltre a Lanzi – nome di centrodestra – è filtrato negli ultimi giorni anche il nome di David Ermini, parlamentare renziano già respondabile giustizia del Pd, eletto al Csm dai dem. Lanzi o Ermini, in pratica, sarebbero la rivincita di Forza Italia e del Pd sul governo M5s-Lega. Un vero e proprio blitz per installare al vertice dell’organo di autogoverno delle toghe due fedelissimi di Renzi e Berlusconi. E che estrometterebbe dai giochi i due togati di Autonomia e Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo che ha eletto a Palazzo dei Marescialli anche Sebastiano Ardita.

La corrente del deputato Ferri – È per questo motivo che le prossime ore possono essere fondamentali. In questo senso, a Palazzo dei Marescialli fanno notare come un ruolo importante potrebbe essere giocato ancora una volta da Cosimo Ferri, una sorta di “uomo cerniera” tra politica e magistratura. Figlio d’arte – anche il padre Enrico fu leader di Magistratura Indipendente e quindi parlamentare e ministro con il Psdi – Ferri è citato, senza mai essere stato indagato, in alcune intercettazioni telefoniche nell’inchiesta sulla P3 e sulla vicenda Agcom-Annozero. E anche in quelle su Calciopoli, vicenda dalla quale è uscito dimettendosi da commissario della Figc. Gli veniva contestato di “non aver adempiuto all’obbligo di informare senza indugio i competenti organi federali di essere venuto a conoscenza che terzi avevano posto o stavano per porre in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento e il risultato della gara Chievo Verona-Lazio del 20 febbraio 2005”. I carabinieri, in un’informativa,  scrivono che attraverso Ferri l’allora vicepresidente della Fgci Innocenzo Mazzini “cerca un adeguato e riservato contatto con il Lotito (presidente della Lazio ndr) soprattutto per la questione di maggiore interesse ovvero quella del favore arbitrale”. Il magistrato si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda. Poi nel 2013 diventa sottosegretario alla giustizia dei governi Letta, confermato poi da Renzi e Gentiloni. Considerato all’inizio in quota Forza Italia – partito al quale ha aderito il padre negli anni ’90 – non si dimise dopo che Berlusconi tolse il sostegno a Letta definendosi un tecnico.

Gli sms dal governo – Nel 2014 fanno scalpore gli sms inviati ai suoi colleghi magistrati per invitarli a votare al Csm i candidati di Magistratura Indipendente, la corrente di cui è stato segretario generale. E che ha sostenuto anche durante l’ultima campagna elettorale. “Penso che la vicenda imponga un immediato chiarimento da parte dell’interessato: o gli sms sono stati fatti ‘usurpando‘ nome e volontà del magistrato sottosegretario Ferri; o il ministro Orlando deve prendere atto del coinvolgimento diretto di un esponente governativo nella campagna elettorale per un diverso organo costituzionale trarne o farne trarre le conseguenze”, disse quattro anni fa Carlo Citterio, esponente di Area. La stessa corrente che ora potrebbe trovare un accordo con Mi grazie proprio a Ferri. Alle politiche del 4 marzo, infatti, l’ex sottosegretario è stato eletto in parlamento dal Pd. Adesso può essere fondamentale per saldare i cinque voti di Mi con i quattro di Area: la maggioranza e l’elezione del nuovo vicepresidente sarebbero a un passo.

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