A luglio la riforma sul copyright era stata bocciata con il rinvio della discussione a settembre, tra le denunce degli europarlamentari che avevano parlato di avere ricevuto anche “minacce di morte”. Ma mercoledì il testo arriva in aula a Strasburgo per il voto, che potrà determinare il primo arrivo in porto o, al contrario, l’insabbiamento definitivo. Sul fronte italiano, la Fieg Federazione italiana editori giornali – ha comprato una pagina sui quotidiani nazionali per chiedere a tutti gli eurodeputati italiani, al di là della loro appartenenza politica, di votare a favore del testo, che prevede una “giusta remunerazione” da parte dei giganti del web (leggi). E anche Mogol, neoletto presidente della Siae, è proriforma. “Si sta attentando al diritto d’autore – ha detto -. Responsabili sono le multinazionali piene di miliardi. Ma spero tanto che vinceremo: loro hanno i miliardi e fanno attività di lobbying, noi abbiamo ragione”.

Per la Commissione Ue è arrivato il momento di votare, “ora o mai più”, perché lo status quo, avverte, “andrebbe a beneficio” di una sola categoria: i ‘soliti noti’ come Facebook e Google, che continuerebbero a lucrare su autori, creatori, stampa senza riconoscere loro il giusto compenso. L’esito peggiore, per Bruxelles, sarebbe un voto negativo che bloccasse il mandato a negoziare del Parlamento con Commissione e Consiglio il testo finale, dove realmente si giocherà il contenuto degli art. 11 e 13. Perché significherebbe, infatti, il ritorno alla casella di partenza delle commissioni parlamentari. E, quindi, la morte della riforma, dato che non ci sarebbero più i tempi tecnici per adottarla entro la fine del mandato di questo Europarlamento. Intanto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani rassicura: “Sul copyright si deve fare chiarezza, non c’è nessuna minaccia a Wikipedia, non c’è nessuna minaccia alla libertà nel testo che viene votato dal Parlamento, anzi c’è una richiesta di dare delle regole chiare per garantire la libertà, per garantire l’identità europea, per garantire il prodotto europeo” e anche “i consumatori che devono avere notizie certe, non fake news”.

I nodi del testo – Sono gli art. 11 e 13, ovvero quello che gli slogan antiriforma hanno ribattezzato rispettivamente “tassa sui link” e “bavaglio al web”. Dopo le fortissime pressioni ricevute in occasione del precedente voto di luglio, finito con un rinvio, l’estate è stata sfruttata dagli europarlamentari per approfondire il complicato dossier, e presentare emendamenti per modificare il testo. Questi, però, sono arrivati ad essere ben 252, e dovranno ora passare al voto.

Da una parte ci sono quelli ‘migliorativi’ dello stesso relatore, il popolare tedesco Axel Voss, che rendono più chiara l’esclusione dei link dall’applicazione del diritto d’autore (ma includono gli snippet) ed eliminano il sistema di filtri dei contenuti ex ante sostituendoli con una “cooperazione” tra piattaforme e detentori di diritti. Dall’altra, ci sono le modifiche concorrenti di liberali, socialisti, gruppi misti ed europarlamentari francesi, sino a quelle che cancellano proprio i due articoli, come per esempio gli emendamenti di M5S ed Efdd. L’obiettivo di Ppe e S&d è far passare gli emendamenti Voss, ricompattando così i due gruppi divisi anche al loro interno, e allo stesso tempo convincere i liberali a convergere. Dall’altra barricata, infatti, restano Verdi, sinistra, euroscettici e conservatori che erano e restano contrari alla riforma.

La conta, quindi, come già avvenne a luglio, sarà fino all’ultimo voto. Negli scorsi giorni si sono moltiplicati, infatti, incontri e dibattiti con i rappresentanti di editori, giornalisti e autori, dall’Enpa alla Fieg sino a Ifj-Efj. L’Aie ha auspicato un “compromesso il più alto possibile” ricordando che in gioco vi sono “la libertà e l’identità europea”, ricevendo il sostegno, tra gli europarlamentari italiani, da Silvia Costa e Isabella De Monte (Pd) a Massimiliano Salini e Stefano Maullu (Fi). La partita resta però più che aperta. I ‘big’ del web non cedono: le nuove regole, ha detto ancora YouTube, mettono “a rischio” la creatività. Al contrario proprio oggi arriva l’appello di Mogol, neopresidente della Siae, a lottare a difesa del diritto di autore.

L’appello della Fieg – La Federazione delle case editrici italiane con un appello diretto agli europarlamentari italiani, pubblicato oggi sui quotidiani nazionali, la Fieg rinnova l’invito a votare in favore dell’articolo 11 della Direttiva europea sul copyright, per garantire un giusto compenso a giornalisti ed editori per la distribuzione dei loro contenuti in Internet. “Dati diffusi nei giorni scorsi – ha evidenziato il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti – confermano che l’89% degli italiani è favorevole all’implementazione di regole europee che riequilibrino le attuali differenze di valore tra chi distribuisce massivamente contenuti editoriali e chi quei contenuti li realizza, con il proprio apporto creativo e le proprie risorse. In più, le modifiche proposte al testo in votazione domani a Strasburgo hanno fugato ormai ogni dubbio residuo e ogni alibi sui paventati rischi di limitare l’accesso dei cittadini all’informazione. Per questo motivo chiediamo con forza ai nostri rappresentanti in Europa di dare ascolto alle richieste dei loro elettori e di esprimere un voto che è a difesa dei valori democratici europei di una stampa libera e indipendente.”