Come potrei non considerare con entusiasmo la scelta di Jack Ma, il fondatore di Alibaba, di ritirarsi dagli affari per dedicarsi ad attività filantropiche nel mondo dell’insegnamento? Jack viene da un mondo dove il mito della crescita infinita e sfrenata è tuttora imperante (dalla partenza in un garage all’approdo in un attico in cima a un grattacielo) e da un Paese come la Cina che opera da tempo per diventare la prima potenza economica mondiale, dove i capitani d’industria multimiliardari lavorano indefessamente quasi fino alla morte.

A 54 anni Jack ha deciso di smettere, una scelta già fatta da altri, ma non alla sua età, barattando denaro e potere con il tempo. Una scelta esemplare, che va molto oltre l’esemplificazione del “preferisco morire su di una spiaggia che in ufficio” e che va molto oltre il down shifting, infatti Jack non sembra volersi proporre una vita all’insegna dell’ozio, che lo farebbe sprofondare nella noia in poco tempo. Certo è una decisione che milioni di persone vorrebbero prendere, negata a chi ogni giorno combatte con le ristrettezze economiche e non riesce o non sa come cambiare la propria esistenza o che addirittura “muore su di una spiaggia sperando di morire in un ufficio”, ma quanti miliardari che sarebbero in grado di fare altrettanto non lo fanno? E perché? Piegati nella scalata a un ulteriore livello di ricchezza.

Jack Ma ha deciso di operare nel mondo dell’insegnamento, puntando quindi su tempi lunghi e sul principio che per sfamare le persone è meglio fornire loro una canna da pesca invece che del pesce. La sua scelta ha molti punti di contatto con quella di Bill Gates che con sua moglie Melinda ha dato vita a una fondazione per combattere malattie endemiche. Non sono gli unici, per fortuna, e per ora la loro azione sta dando un grande frutto: la fiducia nel cambiamento.