“Pensavo che questo fosse il governo del cambiamento, ma la cosa che meno si vede di meno per ora nell’attività dell’esecutivo è il cambiamento. Mi sembra che siamo ancora in una fase di apprendimento. Ma, ad ora, di cambiamento ne emerge poco, anche se nutro ancora speranze in questo governo”. Sono le parole pronunciate a Omnibus, su La7, dall’ex presidente del Consiglio, Mario Monti, che spiega: “Al contrario, c’è aria di grande ritorno a certe tradizioni della politica economica italiana, come il condono, su cui si è soffermato ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sottolineandone l’assoluta novità rispetto al passato in forma di ‘pace fiscale. A me, invece, sembra uno di quei condoni che tutti i governi, forse tranne uno, hanno introdotto. Quindi, per ora poco cambiamento effettivo e tante indecisioni per quanto riguarda la struttura economica italiana, ma molto cambiamento di breve periodo nella condotta del governo di di giorno in giorno, come nell’atteggiamento verso l’Europa e nelle indicazioni di finanza pubblica”. Interviene l’economista Antonio Maria Rinaldi, che chiede a Monti: “Non crede che invece nella volontà di questo governo ci sia finalmente la convinzione di invertire il tipo di politica economica, portando avanti politiche tese alla crescita?”. “La volontà l’hanno sempre avuta tutti governi”, risponde il senatore a vita. “Però mi sembra che gli altri abbiano un po’ razzolato male, mi si perdoni il termine” – replica Rinaldi – “Anzi, poi hanno fatto delle politiche di austerity particolarmente forti, anche se a voce dicevano il contrario”. “Anzitutto, la prego di tenere presente che nessun governo fa mai volentieri una politica di austerità” – ribatte Monti – “Il verbo ‘razzolare’ lo applico piuttosto a quella che è stata una caratteristica della grande maggioranza dei governi italiani, cioè quella di spendere denaro dei cittadini per cercare di guadagnare voti con la promessa di aumentare la domanda e di rilanciare l’economia. Io ho guardato con molta apertura questo governo quando è nato, tanto che in Senato non ho votato contro. Mi sono astenuto, come apertura di credito”. E chiosa con alcune esortazioni al governo Conte: “Il cambiamento deve riguardare innanzitutto la struttura della economia e della società italiana negli aspetti che non vanno bene. E questo cambiamento non deve essere da una settimana all’altra, nel senso di posizioni dichiarate. In più, auspico che sia il governo del cambiamento al singolare e non “i governi del cambiamento”, cioè che l’azione di coordinamento di Conte trovi la forza per essere più incisiva per evitare la presenza abbastanza visibile di due governi forse del ‘non cambiamento’”