“Faremo il possibile con i mezzi che abbiamo già a disposizione e all’interno dei vincoli europei. Per l’impossibile ci stiamo ancora attrezzando. E comunque abbiamo davanti un’intera legislatura“. Con questo messaggio, il ministro dell’Economia Giovanni Tria si congeda dalla platea di industriali e investitori intervenuti al The European House-Ambrosetti di Cernobbio. Per il futuro, il numero uno del Tesoro promette che non mancheranno gli investimenti (150 miliardi su quindici anni), un recupero nella crescita di mezzo punto rispetto alla media comunitaria già nel 2019 e un rafforzamento delle strutture tecniche della pubblica amministrazione essenziale per far partire nuovi progetti. Quanto all’abbassamento delle tasse, alla revisione della riforma Fornero e al reddito di cittadinanza, il governo interverrà nei limiti dei vincoli di bilancio comunitari e lungo l’arco dell’intera legislatura.

Insomma, dopo il presidente del consiglio Giuseppe Conte, anche il ministro Tria rassicura industriali e investitori internazionali sulla volontà dell’esecutivo di restare all’interno del solco tracciato da Bruxelles. Il governo gialloverde, quindi, almeno a parole dice addio alle spinte anti-Euro e alle minacce di sforamento del rapporto deficit/pil al 3% per finanziare la crescita. Propone inoltre di mettere per il momento da parte il rapporto deficit/pil e di parlare invece “di un obiettivo di crescita dell’1,6%, che deve essere un obiettivo del governo”. “Ovviamente è un obiettivo, che, come si dice in economia, è vincolato rispetto ad alcune condizioni di bilancio che bisogna rispettare”, dichiara Tria.

Secondo il ministro, l’Italia ha infatti una crescita che mediamente è inferiore di un punto rispetto alla media europea. Un gap che il governo Conte intende ridurre. Ma in che modo? “Dico subito che parlare di obiettivi di crescita condizionata non significa spingere la crescita in deficit spending. Tanto per chiarire subito alcuni dubbi che possono sorgere”, puntualizza il ministro. Per il numero uno del Tesoro, la crescita sarà finanziata recuperando e rimettendo in circolo risorse che sono già all’interno del bilancio dello Stato. Quanto alle riforme, annunciate dai partiti di maggioranza in campagna elettorale, la realizzazione avverrà “con gradualità”.

Detta in altri termini c’è tutta la volontà di ridurre le tasse, come del resto raccomandato dall’Unione e dall’Ocse. E poi anche l’intenzione di provvedere alla riforma della Fornero “che allarma molti sotto il profilo dei costi” e di realizzare il reddito di cittadinanza promosso dal Movimento 5 Stelle. Ma “stiamo cercando di bilanciare l’uso delle risorse nell’attuazione graduale delle riforme che vanno fatte in prospettiva quinquennale, cioè di legislazione, tra i vari interventi – spiega Tria – Non tanto per un motivo di equilibrio politico, certo anche quello. Ma soprattutto per cercare di dare un senso alla manovra che, per ragioni di crescita, richiede che questi interventi avvengano in modo bilanciato perché tutti possano concorrere anche dal punto di vista della riforma del sistema fiscale. È importante, in parte, quello che si farà quest’anno, ma lo è ancor di più il piano quinquennale e l’impegno a distribuire quella cronologia per agire sulle aspettative”. Perché, in fin dei conti, ricorda Tria, è sulle aspettative che si muovono le economie.

Le riforme annunciate in campagna elettorale “verranno quindi fatte nei limiti delle coperture che siamo in grado di trovare nel bilancio dello Stato e nei limiti degli obiettivi di bilancio che stiamo discutendo con la commissione europea”, chiarisce Tria. Senza mai trascurare il giudizio dei mercati finanziari. “È inutile cercare due o tre miliardi in più sul deficit se ne perdiamo tre o quattro dal lato dei tassi d’interesse – spiega il ministro -. Su questo c’è una piena consapevolezza nel governo” che, ribadisce il ministro, sin dal voto di fiducia, ha dichiarato che avrebbe rispettato i vincoli comunitari. “In agosto i mercati non ci hanno creduto. Quello che collegialmente il governo ha dichiarato sul tema non è stato preso in considerazione dagli analisti. Ma questo è un problema che ormai abbiamo alle spalle essendo passato agosto, un mese, come è noto, pericoloso per le fluttuazioni dei mercati finanziari – conclude il ministro – Ora dalle dichiarazioni si passerà alle azioni e io sono convinto che ci sarà una riduzione dello spread e si tornerà ad un livello più normale”. Salvo, naturalmente, nuove boutade politiche delle forze di governo che potrebbero nuovamente turbare i piani di Roma.