Ventitre giorni di silenzio. Non una parola. Ma oggi, a oltre tre settimane dal crollo del Ponte Morandi di Genova e dopo la morte di 43 persone, la famiglia Benetton parla dalle colonne del Corriere della Sera. Lo fa Gilberto, fondatore del gruppo e presidente di Edizione, la finanziaria di famiglia. Che, attraverso Sintonia Spa, detiene il 30,25% di Atlantia, che possiede l’88,06% di Autostrade per l’Italia. “Dalle nostre parti – dice – il silenzio è considerato segno di rispetto. Edizione, la nostra holding, ha parlato meno di 48 ore dopo la tragedia, a voce bassa è vero, perché la discrezione fa parte della nostra cultura. Ha però comunicato con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime e la vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo disastro. Con altrettanta fermezza – prosegue – abbiamo dichiarato che verrà fatto tutto ciò che è in nostro potere per favorire l’accertamento della verità e delle responsabilità dell’accaduto. Forse non siamo stati sentiti”.

Più che non essere stati sentiti, quello dei mediatici Benetton è stata un’invisibilità che ha preferito mandare avanti l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci e il presidente Fabio Cerchiai ai funerali di Stato delle vittime, che hanno chiesto scusa “per non essere stati percepiti vicini”. Sono gli stessi Benetton che a 24 ore dal disastro, in una delle loro ville a Cortina d’Ampezzo hanno organizzato un pranzo a base di pesce per 90 persone. “Tutta la mia famiglia il 15 agosto si è riunita a casa di mia sorella Giuliana, come abbiamo sempre fatto negli ultimi trenta anni – spiega al Corriere -, questa volta stretti per ricordare nostro fratello Carlo, il fratello più giovane, scomparso meno di un mese prima“.

Parlando del disastro del ponte Morandi, precisa che “se nel caso di Autostrade sono stati commessi degli errori, quando si sarà accertato compiutamente l’accaduto verranno prese le decisioni che sarà giusto prendere”. Intanto oggi la Procura di Genova ha iscritto venti persone nel registro degli indagati, che tra gli altri includono anche personale di società Autostrade e Spea (Gruppo Atlantia). Questo nonostante il cda di Autostrade abbia respinto nei giorni scorsi le accuse del governo, spiegando le da parte della società c’è stato il ”puntuale adempimento degli obblighi concessori”. Nel 2017, poi, Autostrade rassicurava la Regione Liguria: “Il ponte Morandi non ha alcun problema strutturale”. E invece è stato un disastro, che per Benetton “deve essere per noi come azionisti un monito perenne, anche se terribile e per sempre angoscioso nei nostri cuori”.

Al Corriere Benetton parla anche della riconferma del presidente Fabio Cerchiai al vertice di Atlantia e di Autostrade per l’Italia.”In lui ho la massima stima e fiducia, come sono sempre stato convinto della serietà, della competenza e dell’eccellenza del management di Autostrade e di Atlantia. Non a caso quest’ultima è diventata un player mondiale, rispettata in Italia e all’estero, in una pluralità di settori oltre a quello autostradale, dando lavoro a migliaia di persone e divenendo un riferimento a livello internazionale. Detto questo, ripeto quello che abbiamo dichiarato nell’immediatezza del tragico evento di Genova, ovvero che siamo certi della totale volontà di collaborazione con le Istituzioni e le autorità preposte da parte della società operativa Autostrade per l’Italia, il che significa assoluta trasparenza e completa assunzione delle responsabilità che venissero accertate, quando lo fossero”.

Quello delle infrastrutture è l’asset fondamentale del patrimonio di famiglia, anche se oltre a queste (aeroportuali oltre che stradali, sia in Italia che all’estero), possiede davvero di tutto: dallo storico abbigliamento dei maglioncini all’altra concessione chiave, quella della ristorazione negli Autogrill che negli anni si sono allargati ad aeroporti e stazioni, passando per agricoltura, il mattone e gli investimenti finanziari di Ponzano Veneto.

Benetton ricorda la fase dell’acquisto di Autostrade, col quale la famiglia è diventata dominus delle concessioni autostradali in Europa con 14mila chilometri di strade a pedaggio. Il tutto grazie al sostegno della politica. E parla della “difficoltà di creare una cordata di imprenditori a guida italiana che volessero rilevarle”. “L’asta richiedeva di rilevare il 30% di Autostrade, noi di Edizione volevamo il 4% e finimmo per prenderne il 18 perché oltre ai soci che condivisero con noi quel progetto – Fondazione Crt, Generali, Unicredit, Abertis e Brisa – non si fece vivo nessun altro. Nessuno”. Sugli utili e i dividendi generati da Autostrade, Benetton precisa: “Compito degli imprenditori è creare valore, fare utili che nel caso di Edizione abbiamo reinvestito sempre in nuove sfide industriali”. E sulla frase di Salvini che ha definito i Benetton senza cuore, Gilberto dice: “Dispiace, molto, ma io credo che Salvini conosca gli imprenditori e sappia quello che c’è nei loro cuori”.

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