Crepe nei muri, pioggia di calcinacci, pavimenti lesionati, strade ulteriormente dissestate, ma soprattutto tanta, tanta paura. “Non abbiamo chiuso occhio stanotte. Dopo 16 anni dal sisma di San Giuliano viviamo di nuovo l’incubo del terremoto“, parla Maria 59 anni, dalla provincia di Campobasso dove il 16 agosto sera due scosse di 5.1 e 4.5 hanno interrotto il clima di vacanza ferragostana nella piccolo regione del centro sud. In Molise – la “regione che non esiste ma che dopo le amministrative di aprile, e a causa di queste dannate calamità, torna spesso nelle cronache” – già tre giorni fa, il 14 agosto, si erano registrate varie scosse. Nessuna preoccupazione ma sono scattati immediatamente i controlli in tutta la regione abituata all’iter di sicurezza post-sisma, dopo quello del 2002. Poi la nuova ondata sismica del 16 agosto. Non è un caso se “15 minuti dopo la prima scossa delle 20.19, la Protezione Civile era già nella piazza principale, dove hanno costruito un campo Operativo per le segnalazioni”, racconta Antonio di 29 anni, abitante di Guglionesi, indicato dall’Ingv come uno dei comuni vicini all’epicentro del terremoto insieme a Montecilfone. Immediato il “corri corri”, a controllare lo stato dei tanti anziani che abitano il paesino di 5.200 anime. “Tutti hanno dormito fuori casa, nel parcheggio del supermercato, nel campo sportivo, nelle piazze principali”, racconta Antonio. Una notte passata così – con il tempo sospeso in attesa e nella paura di una nuova scossa – quando il timore diventa collettivo e i momenti di aggregazione servono anche ad esorcizzare, a condividere, a sdrammatizzare. Come in tutti i paesi interessati dal doppio sisma, anche a Montecilfone – paese a 4 chilometri dall’epicentro –  è stato individuato un punto di ritrovo per dare informazioni, rassicurare, passare la notte: la scuola elementare, considerata dal sindaco, Franco Pallotta, edificio sicuro.

Lo sciame sismico infatti, non si è arrestato fino a stamane – sono stati oltre 110 i terremoti registrati in Molise a partire dal 14 agosto e, di questi, oltre 80 sono avvenuti dopo la scossa più forte delle 20.19 del 16 agosto – e ha costretto la popolazione del Basso Molise a rifugiarsi in spazi ampi, dove nulla può crollarti addosso. “Su una popolazione di 1600 persone, almeno in 600 hanno passato la notte fuori dalle mura domestiche”, ha detto il sindaco di Palata Michele Berchicci. Una “paura” che “è stata tanta” e “ancora non passa” nel paese che dista meno di 10 chilometri da Montecilfone. Vari anziani e disabili sono stati trasferiti in ospedale a Larino perché non possono rifugiarsi in strada, né ripararsi in caso di una scossa più forte. Subito dopo il doppio evento sismico, Palata sembrava essere tra i paesi con più segnalazioni. Questa mattina si fa la conta dei danni in tutti gli edifici pubblici e non: dal Comune, “una struttura degli anni ’80”, “lesionata da fare spavento” alla caserma dei carabinieri. Poi ci sono quelle tre strutture agricole, ancora in restauro per il sisma del 2002, che beffate “hanno subito nuovi danni”. Ieri notte a fare il giro dei Comuni in pericolo c’era il governatore Donato Toma che nel suo appartamento di Termoli, cittadina sulla costa, “dove attualmente mi trovo” ha costruito “una sorta di base operativa”, “in costante contatto con i tecnici della Protezione civile, Regione, Prefettura, Vigili del fuoco, con i sindaci dei comuni “.

Ma i timori maggiori riguardano le scuole, attenzionate anche dal Miur che ha chiesto agli uffici scolastici della regione di fare “un apposito monitoraggio per accertare eventuali danni alle scuole o altre criticità connesse all’avvio del nuovo anno scolastico”. Una richiesta arrivata dalla pagina Facebook del  ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. Non è ancora svanito, infatti il ricordo dello sciame sismico del 2002, in cui 27 bambini e una maestra sono rimasti schiacciati dal crollo della scuola Francesco Jovine a San Giuliano di Puglia. Furono oltre 3mila gli sfollati dopo il terremoto di magnitudo di 5,74 che ha messo in ginocchio interi centri storici e ha causato 30 morti totali nella regione. “C’è un prima e un dopo San Giuliano, per noi molisani”, racconta Maria, “siamo una regione ad alto rischio. Io personalmente ho una casa anti-sismica, ma il terrore di rivivere quei momenti non passerà mai. Dopo la prima scossa, sei sempre lì a guardare il lampadario di casa”. Anche Michela, 76 anni, che vive sulla costa, a Termoli in zona San Pietro dice di aver tentato di dormire “ma le voci in strada della gente corsa fuori, poi la seconda forte scossa, me lo hanno impedito”. Il terremoto infatti, si è sentito fin qui. Spesso l’istinto è quello di sfidare la fatalità, “dentro o fuori le mura di casa il rischio è sempre alto. C’è in ogni momento”, confida Michela. Ma le ripetizioni sismiche sono lì “a ricordarti che sei in pericolo”. Tanto vale andare via come hanno fatto i molti turisti e non che si erano riversati sul litorale per la settimana di Ferragosto. Ieri sera, la Bifernina, l’unica arteria che collega in maniera diretta la costa con l’entroterra, era piena di macchine in fila per fare ritorno nelle zone di collina, a casa, o per essere ospitati dai parenti di Campobasso e Isernia.

Un’estate spezzata a metà, perché “sono tanti i turisti che hanno fatto le valigie e sono andati via ieri sera”, spiega sempre Antonio di Guglionesi. “La nostra è una zona di mare – siamo a 10 chilometri dalla costa –  le varie generazioni emigrate per motivi di lavoro, tornano. Poi ci sono tanti turisti del nord”. I mesi estivi sono una festa, un momento di ritrovo, ma quest’anno la vacanza è finita prima a Guglionesi come a Termoli e Campomarino. “I comprensori turistici a ridosso della spiaggia si sono svuotati nonostante le case sono di 2 massimo o 3 piani”, spiega Sara, 26 anni che come ogni estate da Campobasso si trasferisce qui in villeggiatura. Anche nella località di mare, tanti hanno preferito i sedili della auto al letto. Ed il rischio – quasi una certezza – è che anche la prossima notte il Basso Molise la passerà in bianco.

Non c’è solo la paura, ma anche la sicurezza. Il sindaco di Acquaviva Collecroce, uno dei paesini interessati dal sisma, racconta che c’è un iter da rispettare per le segnalazioni che non è detto si esaurisca tutto nella giornata di oggi. L’ufficio sisma del Comune accoglie le segnalazioni ma poi tocca ai tecnici regionali verificare e stilare la relazione. “Speriamo di smaltire entro oggi le 80 segnalazioni ricevute, ma non possiamo dirlo con certezza”, afferma Francesco Troilo, primo cittadino del paesino, uno dei tre comuni molisani enclave linguistica croata. “È quasi certo che la chiesa principale Santa Maria Ester e la canonica” saranno chiuse per verifiche. Molti edifici, poi, “sono disabitati” ed è difficile accedere per controllare lo stato dei muri e la staticità delle strutture. Senza dimenticare che sono edifici vecchi, in un “territorio vulnerabile” “una terra pericolosa proprio per il tipo di costruzioni fatte e il tipo di magnitudo che può esprimere” ha spiegato Gianluca Valensise, sismologo e dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. “L’esperienza di S.Giuliano ci insegna che ci possono essere scosse più forti e che questo con fabbricati non a norma può comportare problemi”. Senza contare che la tipologia di sisma che si è verificato nella notte tra giovedì e venerdì, – l’allarme di Domenico Angelone del Consiglio nazionale geologi – “è molto simile” proprio a “quello del 2002”. In entrambi si tratta di “faglie trascorrenti”, anche se quella del terremoto 2018 “si trova a 10-15 km più a nord” della prima.

 

 

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