Tesi: il ministro degli Esteri Enzo Moavero paragona i migranti italiani di ieri ai migranti africani di oggi. Antitesi: il ministro, sostiene qualcuno, offende gli italiani. Sintesi: dire che sei come un africano è un insulto.

È difficile ormai perfino replicare alle dichiarazioni del leghista di turno. Come sfidare a tennis uno che gioca con un mattarello. Stavolta, essendo forse Matteo Salvini impegnato a fare il bagno da qualche parte con la fidanzata e a twittare difendendo la capotreno che insultava gli zingari, sono intervenuti due supplenti.

Ecco cosa aveva detto Moavero: “Non dimentichiamo che Marcinelle è una tragedia dell’immigrazione, soprattutto ora che tanti vengono in Europa. Non sottostimiamo la difficoltà di gestire un tale fenomeno ma non dimentichiamo che i nostri padri e nonni erano migranti”. Ed ecco la replica dei vice-Salvini: “Paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente né pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso”.

Leggi sui siti internet e ti stropicci gli occhi. Poi guardi chi ha pronunciato la frase: Riccardo Molinari, capogruppo leghista alla Camera condannato in appello per l’inchiesta Rimborsopoli in Piemonte. Lui, evidentemente, pensa di aver titolo per parlare di queste cose. Se uno volesse applicare la filosofia hegeliana alle affermazioni di Molinari, impresa ardua, potrebbe pensare che essere italiani e africani per qualcuno non è uguale.

Ma verso sera ecco che dalla maggioranza arriva la zampata di Luigi Di Maio. Che commenta la frase di Moavero con il coraggio che lo contraddistingue: “La tragedia di Marcinelle a me fa riflettere sul fatto che non dobbiamo emigrare dall’Italia“. E qui voliamo oltre Hegel, siamo a Max Catalano, filosofo di Quelli della notte: “È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati”. Un dribbling degno di Messi. Al confronto i democristiani della Prima Repubblica erano dei leoni da arena.

Ecco la regola del nuovo governo, accontentare tutti. A seconda dell’uditorio o del vento sei pro o contro le grandi opere. I vaccini sono obbligatori, ma l’obbligo è facoltativo. E l’immigrazione? Meglio starsene a casa.

Ma tra qualche tempo, dopo mesi di chiacchiere e tweet, gli italiani forse scopriranno che stanno male come prima. Si romperanno le scatole di un ministro dell’Interno che passa le giornate a postare commenti e a prendersela con i migranti invece di pensare a delinquenza, mafia e corruzione. Non ne potranno più degli equilibrismi da vecchio democristiano di Di Maio.

Meglio politici coraggiosi che risolvono i problemi della gente che ministri che twittano, chiacchierano e se la prendono con i poveracci senza difesa, direbbe Catalano.