da Tucuman, provincia a nord dell’Argentina

“E adesso cosa succede?”, chiedo. “Dal punto di vista legislativo niente, si è rimasti al punto di prima, ma si è fatto un passo avanti enorme in tutta la società”. Il giorno dopo la decisione del Senato di bocciare la legge che avrebbe garantito in Argentina un aborto legale, sicuro e gratuito a tutte le donne (soprattutto alle più povere che non possono permettersi i prezzi di una clinica privata), il ministro della Salute, Adolfo Rubinstein, in viaggio verso Mendoza, si dice non del tutto pessimista. “Prima di questo lungo dibattito – sostiene – non si poteva neppure parlare di interruzione volontaria di una gravidanza, se lo facevi ti licenziavano. Almeno oggi il confronto è stato aperto è si è riconosciuto che si tratta di un problema di salute pubblica”.

Difficile far coincidere l’Argentina di ieri, che ha detto no alla legge sull’aborto legale, sicuro e gratuito, con quell’Argentina che quasi dieci anni fa invece legiferava per un matrimonio egualitario permettendo alle coppie omosessuali di sposarsi e di adottare. Ma si sa l’Argentina è il paese delle contraddizioni e in questo ci assomiglia. Del resto la composizione delle forze politiche nel Parlamento è cambiata di molto con l’elezione di Mauricio Macri e molti di quei senatori che, ai tempi del governo di Cristina Kirchner, avevano avuto posizioni molto aperte nei confronti dell’ampliamento dei diritti civili, ed erano critici con l’atteggiamento della Chiesa, ieri hanno votato contro la legge sulla aborto.

Il prossimo anno ci sono le elezioni presidenziali, si dovrà decidere se Macri continuerà a rimanere alla casa Rosada; molti governatori delle province si stanno “riposizionando” anche con l’appoggio fortissimo della Chiesa. Così succede che anche chi sarebbe stato d’accordo nel votare a favore della legge si convince all’ultimo di votare contro.

Questi ultimi cinque mesi, ai tavolini dei bar, nelle cene tra amici, all’eterna polemica tra peronisti e non, allo scontro su un’economia allo sbando, sulla quotazione del dollaro e sull’aumento incontenibile delle tariffe di gas, luce e acqua, si è affiancata la  dura polemica sull’aborto. Da una parte los panuelos (i fazzoletti) verdi di quelli che erano a favore della legge, dall’altra quelli celesti “pro vida” che ripudiavano la legislazione e portavano in piazza un enorme feto di cartapesta che diceva: “Voglio vivere”.

Dopo il passaggio favorevole alla Camera dei deputati in giugno, quando il progetto di legge era passato per un pugno di voti, sostenuto da grandi manifestazioni di piazza, è indubbio che sia iniziata un’organizzata operazione della Chiesa e degli alti livelli dei partiti, sia di regime che di opposizione, per frenare l’entrata in vigore della legge per l’aborto. Di fronte alla caduta dell’economia, all’ampiamento incredibile della fascia di povertà, la Chiesa ha offerto i suoi servizi di “contenzione sociale” a quei partiti che avallando il ricorso all’Fmi, per pagare il debito, hanno tolto i finanziamenti statali alla scuola ed alla sanità pubblica. I radicali, sempre così democratici e laici, non hanno fiatato, e molti dei peronisti se ne sono lavati le mani sostenendo che quella avrebbe dovuto essere una decisione delle province e non del governo.

Ora il piano B potrebbe essere quella di avanzare con un cambio nel codice penale, in modo che le donne che abortiscono non vengano penalizzate, ma lo siano “solo” i medici che praticano l’interruzione di gravidanza. Il tutto comunque dovrebbe essere lasciato alla discrezione di un giudice che deciderà caso per caso.

Ed allora mi viene in mente l’episodio di quella bambina di 11 anni di Salta (una delle province più cattoliche del nord dell’Argentina), incinta perché violentata dal compagno della madre, obbligata a diventare mamma ad un’età alla quale si può solo pensare ai giochi; e poi penso all’altro giorno  quando in una piazza di Tucuman, ho visto sfilare nella manifestazione pro vita, il figlio di un militare, che durante la dittatura ha ammazzato decine di giovani che sognavano un mondo migliore, dire alle ragazze ed ai ragazzi dei fazzoletti verdi che erano dei sanguinari sterminatori (genocidas). Il mondo all’incontrario o nella più felice delle ipotesi, benvenuti a Macondo.