Tre anni fa non aveva ottenuto la riconferma al vertice di Equitalia: la poltrona era andata al tributarista renziano Ernesto Maria Ruffini. Ora Ruffini, nel frattempo diventato numero uno della nuova Agenzia delle Entrate in cui è confluito anche il braccio della riscossione, esce di scena. E Benedetto Mineo torna in campo come nuovo direttore dell’Agenzia delle Dogane, al posto dell’ex parlamentare Pd ed ex direttore generale dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode Giovanni Kessler entrato in carica solo un anno fa. Per guidare l’agenzia fiscale che amministra i tributi doganali, regola il comparto del gioco e della produzione e vendita di tabacchi e contrasta contrabbando e contraffazione, Lega e M5s scelgono dunque un ex dirigente della Regione Sicilia che dal 2001 al 2005 è stato capo di gabinetto vicario dell’allora governatore Totò Cuffaro, condannato a sette anni di carcere per favoreggiamento a Cosa nostra.

Nato a Palermo nel 1961, Mineo è attualmente responsabile della divisione Contribuenti, Fiscalità Locale e Territoriale di Agenzia delle Entrate-Riscossione. Dopo gli incarichi in Regione (è stato anche dirigente generale del dipartimento Finanze e credito) e nel cda di Riscossione Sicilia, dal 2009 al 2011 ha guidato Equitalia Polis poi incorporata nella nuova Equitalia Sud, agente della riscossione che si occupava di tutto il Meridione, di cui Mineo è stato ad fino al 2013. Nel frattempo nel 2012 l’allora presidente di Equitalia Attilio Befera lo chiamò a guidare la capogruppo. In quel ruolo inaugurò la stagione del “dialogo con i contribuenti”, invitando la struttura – dopo la pubblicazione sulla Gazzetta del Mezzogiorno della lettera di un piccolo imprenditore pugliese che pensava al suicidio perché sommerso dai debiti – a tener conto del ”disagio esteso, conseguenza diretta del perdurare della crisi” e ammonendo i direttori sul fatto che “non possiamo permetterci di commettere errori o di avere un comportamento non adeguatamente orientato alla sensibilità che queste circostanze richiedono”.

Nel 2015 il governo Renzi, nonostante il Tesoro e in particolare l’allora sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti fosse favorevole alla riconferma di Mineo, lo sostituì con Ruffini. Il piano industriale messo a punto da Mineo prevedeva che Equitalia fosse sottratta al controllo delle Entrate e passasse alle dipendenze di via XX Settembre. Non più mero “braccio armato”, dunque, ma ente autonomo con la facoltà di vagliare la qualità dei ruoli trasmessi dall’Agenzia (cioè gli elenchi dei contribuenti associati alla somma dovuta) ed eventualmente rimandare indietro quelli scaduti e non più esigibili. Con il cambio al vertice il piano fu archiviato e l’esecutivo dell’ex segretario Pd optò per la fusione tra l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia nella nuova Agenzia delle Entrate – Riscossione.