La proposta che qualche tempo fa aveva formulato Enrico Mentana, di tassare chi vuole lavorare oltre i 66 anni, è molto interessante. Occorre agire senz’altro (e in maniera energica) per modificare il mondo del lavoro, che così non va. Qualche anno fa in uno dei miei libri sul tema (“Avanti Tutta”, Chiarelettere, 2010) ho lanciato una proposta forse ancora più radicale per la filosofia su cui poggia: sostituire “il tempo al denaro”.

Le esigenze a cui mi ero ispirato sono sostanzialmente due: liberare spazio per i giovani (senza impedire ai meno giovani di dare il loro contributo) e sostenere le casse dell’Inps. La generazione dei Baby Boomers (nati tra ’55 e ’65) è un’onda demografica anomala di persone che stanno accedendo alla pensione tutti insieme, impossibile sostenerli per la previdenza pubblica (è per questo che fanno slittare l’eta pensionabile di continuo).

La proposta è semplice: chi è in gamba e fa carriera (cioè produce, contribuisce alla crescita economica, sa formare i collaboratori, ha idee nuove ecc.) dovrebbe poter accedere a una pensione anticipata.

Invece degli aumenti di stipendio, si potrebbero dare abbuoni temporali sull’età pensionabile (sei mesi, un anno etc), in modo da ridurre il tempo di lavoro residuo. Oltre una certa soglia di stipendio, una quota del denaro che oggi è destinato al neo-promosso andrebbe quindi all’Inps, concorrendo a rimpinguare la pensione del lavoratore. E questo avverrebbe con tutti gli stipendi, in relativo alla media del settore, dunque non sarebbe destinata solo ai manager, ma a impiegati e operai in egual misura, perequandoli. «Sei più in gamba della media, ti impegni di più? Meriti un premio: vai in pensione prima». Un po’ come quando un bravo studente finisce il compito in classe in anticipo e, consegnato il foglio, esce e va in cortile un’ora prima dei compagni.

Dovrebbe trattarsi di una regola obbligatoria, non di un’opzione. Del resto, una persona equilibrata non desidera avere più denaro oltre un certo livello di stipendio: meglio avere qualcosa di più prezioso in cambio, cioè tempo e libertà. Nel caso degli stipendi superiori in particolar modo (con dei correttivi da studiare per quelli minori). Certo, chi vuole sempre più lavoro, sempre più soldi, chi è disposto a sacrificare quello che una volta si chiamava “il tempo della vita” per l’ufficio e i soldi, è chiaro che non sta bene. E lo Stato, con le sue leggi, si deve proprio occupare di chi non sta bene, deve aiutarlo a correggere le sue nevrosi (pensando anche al benessere del sistema).

Dunque funzionerebbe così: una volta raggiunti, che so, i quarant’anni (valutiamo insieme l’età giusta), oppure i vent’anni di lavoro, i migliori, quelli che hanno lavorato molto, si sono impegnati a fondo, hanno contribuito in modo notevole alla produzione, alle vendite, al benessere di società e azionisti, andrebbero felicemente in pensione.

Chi vuole, naturalmente, potrebbe continuare a lavorare, ma gratis (solo rimborsi spese), come consulente e senza ruolo gerarchico. Si avrebbero così un buon numero di vantaggi: gente motivata, giovane e in crescita nei ruoli importanti; posti sempre disponibili e a rapido turnover nella gerarchia; cambiamenti e promozioni frequenti, dunque mai noia e calo della motivazione; ruoli aperti a molti, e non solo a pochi come oggi; gente ancora giovane che ha dato il meglio di sé e ora si gode la vita (o che lavora solo per passione); incentivo per tutti a far bene, meritocrazia autentica.

Le aziende risparmierebbero (verserebbero solo i contributi pensionistici più una quota dello stipendio e non l’intero ammontare dovuto al dipendente promosso). L’Inps avrebbe maggiori fondi a disposizione da subito, cosa di cui ha grande bisogno.

Consentitemi di dire che un ennesimo vantaggio coinciderebbe con la liberazione dal mondo del lavoro di un buon numero di workaholic, di stressati, di figure ormai incistate nei loro ruoli come cozze nella valva. Tutto l’ambiente lavorativo ne trarrebbe giovamento. Anche la società.

Dato che l’idea è semplice, positiva, senza controindicazioni, suppongo che non sarà semplice realizzarla.