Comasina e Bruzzano, bande criminali e rapporti istituzionali. Non solo poliziotti corrotti. Ora dall’inchiesta, che ieri ha portato in carcere 23 persone, salta fuori anche il nome di un politico. Via Boito, Novate Milanese. Per capire bisogna ripartire da qui. Capannoni, non c’è altro, qualche campo di erbacce, posteggi di terra battuta dove i camionisti dell’est bevono birra e fanno grigliate. Zona industriale di strade che si intrecciano. Chi arriva in questa zona non è di passaggio. L’Ambrocar, oggi New Car, sta in via Boito. Auto di grossa cilindrata e utilitarie, c’è un po’ di tutto in questo luogo tanto dimenticato quanto strategico. Non farsi notare è difficile. Per anni questa carrozzeria ha rappresentato l’avamposto perfetto per la nuova malavita milanese: pregiudicati di peso, vicere della cocaina, ma anche luogotenenti della cosca Flachi, gente di ‘ndrangheta abituata a comandare, e poi Gaetano Fidanzati, nipote dell’omonimo boss di Palermo, che per decenni ha governato il traffico di droga dal capoluogo lombardo.

Qui in via Boito davanti all’Ambrocar a metterci videocamere e microspie è stata la Squadra mobile di Milano che ieri, dopo oltre tre anni ha chiuso il cerchio. Indagine Red carpets. Negli atti depositati l’Ambrocar viene citata diverse volte. Un solo capitolo è dedicato all’identificazione dei vari soggetti. Ci sono i fratelli Toscano, storicamente legati alle batterie della Comasina vicine al clan Flachi. Ma c’è anche Roberto D’Agnano, ispettore del commissariato Comasina, finito in galera proprio perché, secondo l’accusa, corrotto e al soldo della gang capitanata da Luca Saccomano. Qualcuno lo definirebbe “il capitale sociale”. E’, infatti, attraverso il poliziotto che il vice di Saccomano, Laurence Rossi, oggi collaboratore di giustizia, conosce due imprenditori e grazie ai loro buoni uffici occulta oltre mezzo milione di euro.

Poliziotti corrotti, imprenditori collusi e ora anche politici amici. Già, perché questa è la novità che promette una escalation dell’indagine. Torniamo allora all’Ambrocar. Qui dal 12 novembre 2015 e per 60 giorni di seguito una telecamera della polizia registra tutto. Tra gli ospiti della carrozzeria viene immortalata la figura di Massimo Natoli, palermitano classe ’69, una licenza media in tasca, e una poltrona, oggi, di assessore alle Attività produttive, sport e tempo libero nel comune di Baranzate, paesone dell’hinterland a nord di Milano e confinante con Novate milanese. Natoli, che allo stato non risulta indagato, in due mesi di videoriprese passa all’Ambrocar ben quattordici giorni.

I fotogrammi del 12 novembre 2015 lo immortalano fuori dal garage in compagnia, tra gli altri, dei fratelli Toscano e di Roberto D’Agnano. Nello stesso giorno, qualche fotogramma più in là, eccolo chiacchierare amichevolmente con lo stesso D’Agnano, poliziotto, ricordiamolo, del commissariato Comasina a libro paga dell’organizzazione criminale. In particolare, poi, emerge il rapporto di grande amicizia tra Natoli e Massimiliano Toscano. Massimo Natoli, nella tornata elettorale del 2015 (l’ultima a Baranzate) entra nella squadra di governo con la Lista civica Progetto per Baranzate. Nelle carte dell’indagine dove il politico non risulta indagato, emerge poi una cena organizzata da Massimiliano Toscano e da D’Agnano e alla quale, si legge, “avrebbero dovuto partecipare anche Laurence Rossi detto il Barone, Sergio Toscano e Massimo Natoli, detto il Sindaco”.

Allo stato Natoli resta un conoscente dei fratelli Toscano. Certo, al di là delle responsabilità penali che non ci sono, resta da capire perché un politico e assessore comunale passi parte del suo tempo nel luogo più criminale della città. Nell’ordinanza di arresto, a pagina 102, citando il nome di Natoli il giudice aggiunge: “Il cui ruolo verrà analizzato in un paragrafo a ciò dedicato”. Paragrafo che è in un’altra informativa non depositata. Qui in via Boito, il 12 marzo scorso, otto persone, tutte incappucciate e tutte armate, hanno fatto irruzione alla New Car (ex Ambrocar, ndr). Ma quella che va in scena non è né una rapina né una rissa, ma un’azione mirata nei confronti di Massimiliano Toscano che sarà pestato a sangue e derubato di un marsupio, altro non sarà portato via. Immediate scattano le indagini riservatissime e ancora in corso. Un’azione che potrebbe aver aperto una faida per il controllo del traffico di droga. Questo il luogo frequentato per anni dal non indagato assessore di Baranzate, Massimo Natoli. Insomma, l’indagine più criminale degli ultimi dieci anni rischia ora di entrare nelle stanze della politica lombarda.