“Il governo sta lavorando a un modello di reddito di cittadinanza” compatibile con l’utilizzo dei “fondi strutturali europei di cui il fondo sociale è una componente”. Lo ha detto il ministro per gli Affari europei Paolo Savona intervenendo al question time alla Camera sulla possibilità di avvalersi del Fondo sociale europeo per il reddito di cittadinanza. “Se questo avesse un ruolo di mero sostegno al reddito”, ci sarebbero problemi di compatibilità, ma con “misure attive” come i comitati per l’occupazione, l’Fse “potrebbe sostenere tali misure”. Savona, rispondendo all’interrogazione di Mauro D’Attis di Forza Italia, dice che “l’intuizione del vicepremier Luigi Di Maio mi appare corretta e conferma che il governo intende rispettare i parametri fiscali ricercando le risorse europee nell’ambito già esistente. Tuttavia richiede che lo stesso ministero del Lavoro se ne dia carico nel consiglio Ue competente come sarà fatto anche dal ministero agli Affari europei”.

Nel negoziato che ha accompagnato la programmazione nei passati cicli di programmazione, rileva Savona, “la Commissione Ue ha teso ad escludere un loro utilizzo per misure di natura esclusivamente passiva. Questi i termini usati”. Pertanto, sottolinea, “se la misura del reddito di cittadinanza avesse la natura di mero sostegno al reddito troverebbe conferma la difficoltà nel finanziarla con il fondo sociale europeo. Tuttavia in presenza di misure di politiche attive, ad esempio la costituzione di comitati per l’occupazione, come al momento sembra essere previsto nel disegno le risorse del fondo sociale europeo a complemento di politiche nazionali o locali, potrebbero sostenere tali misure compresa l’eventuale indennità riconosciuta agli partecipanti come rimborso spesa”.

Già ieri il ministro, durante un’audizione al Senato, aveva detto che è sul rilancio degli investimenti, “tecnicamente possibile”, che si gioca il “prestigio” del governo. L’esecutivo deve “realizzare i provvedimenti promessi all’elettorato, soprattutto reddito di cittadinanza, flat tax e revisione della legge Fornero“, ma deve anche “tenere conto” delle preoccupazioni dei mercati in relazione alla possibilità che la spesa relativa “causi un aumento del disavanzo di bilancio“. E all’Europa il ministro manda a dire, senza tanti giri di parole, che “non è vero che l’Italia vive al di sopra delle sue risorse. Viviamo al di sotto delle risorse, e ci viviamo perché esistono i vincoli europei“.

Del tutto scettico Mauro D’Attis, deputato che ha “interrogato” il ministro Savona al question time: “Tutto quello che è stato detto in questi anni dal Movimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza, era basato sul nulla o peggio sull’inconsapevolezza – dice il parlamentare berlusconiano – E’ stato venduto come cosa già fatta mentre oggi scopriamo che i soldi non ci sono, che il Fondo sociale europeo non è la soluzione, che prima di farlo occorre ristrutturare i centri per l’impiego e che per fare tutto questo serve una task forze e addirittura un’equipe”. “Al contrario di Luigi Di Maio – continua D’Attis – Forza Italia ha sempre detto la verità: il reddito di cittadinanza, come ribadito dal presidente Berlusconi è una proposta radicalmente sbagliata perché deresponsabilizza i cittadini mentre Antonio Tajani ha da subito informato dell’impossibilità di finanziare il reddito di cittadinanza con i fondi europei. La verità è che le parole dette da Di Maio in campagna elettorale non avevano alcun fondamento finanziario. Questo governo non darà mai un euro a quei 5 milioni di poveri ai quali invece hanno sottratto il voto e forse anche la dignità”.