Mario Draghi sospende il giudizio sulle linee di politica di bilancio del nuovo governo in Italia in attesa dei “fatti“. E sui “rischi al ribasso” delineati dallo scenario della Banca centrale europea sull’economia dell’Eurozona specifica: “Sono connessi principalmente alla minaccia dell’accresciuto protezionismo“. Il presidente della Bce ha risposto così alle domande degli eurodeputati durante la sua audizione alla commissione Econ del parlamento Ue.

“Dovremmo aspettare prima di esprimere giudizi. Il test saranno i fatti: finora ci sono state parole, e le parole sono cambiate. Dovremo vedere i fatti prima di esprimere un’opinione“. Così Draghi ha replicato a una domanda del parlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello, il quale gli ha chiesto se, visto che dalle dichiarazioni del nuovo governo sembrano essere scomparsi i temi della riforma delle pensioni e della riduzione del debito pubblico, che in passato avevano portato a interventi della Bce, ritenga che l’esecutivo M5s-Lega sia destinato a ricevere richiami su questi temi nel prossimo futuro.

Draghi ha parlato anche degli effetti che la fine del Quantitative easing (Qe) potrebbe avere per l’Italia. “Così come la nostra funzione, anche la nostra missione e il nostro mandato non sono volti a proteggere i bilanci nazionali“, ha premesso il presidente della Bce. “Detto questo – ha proseguito – siamo fiduciosi che l’economia si stia rafforzando e che la riduzione degli acquisti di titoli a dicembre 2018 sia mitigata da altre misure di politica monetaria cosicché l’espansione monetaria rimarrà ampia“. “Abbiamo visto la reazione dei mercati alla nostra decisione ed è stata tutt’altro che drammatica”, ha aggiunto Draghi.

Passando dall’Italia all’Ue, il presidente della Bce ha sostenuto che “in questi tempi di aumentate incertezze globali, è più importante che mai che l’Europa resti unita“. Per questo la minaccia principale arriva da “un maggior protezionismo“. In audizione davanti alla commissione Econ dell’Europarlamento, Draghi ha detto che i “rischi al ribasso” per le prospettive dell’economia dell’Eurozona “sono connessi principalmente alla minaccia dell’accresciuto protezionismo. Un’Ue unita e forte può aiutare a cogliere i benefici dell’apertura economica, proteggendo nel contempo i suoi cittadini da una globalizzazione incontrollata“. Ha sottolineato più volte il presidente della Bce, aggiungendo che con il suo “esempio”, l’Ue “può dare sostegno al multilateralismo e al commercio globale, che sono stati delle pietre angolari della crescente prosperità economica nel corso degli ultimi sette decenni. Ma per avere successo all’esterno, l’Ue ha bisogno di istituzioni forti e di una robusta governance economica al suo interno”, ha concluso Draghi sul tema.

L’ex governatore della Banca d’Italia ha affrontato anche l’argomento delle riforme adottate al Consiglio Ue. “Un’adozione tempestiva del pacchetto di riforme bancarie aiuterà a rafforzare ulteriormente la solidità del sistema finanziario”, ha detto Draghi, invocando un “rapido processo” da parte del Trilogo (il confronto tra Commissione, Parlamento e Consiglio) e definendo “altrettanto importante” l’accordo raggiunto sull’uso del fondo Esm come rete di protezione per il Fondo di risoluzione bancaria. Nelle riforme future, inclusa quella sull’assicurazione comune dei depositi bancari, “non dobbiamo arenarci sulla distinzione fra riduzione dei rischi e condivisione dei rischi”, ha continuato il presidente della Bce, riferendosi in particolare alle resistenze tedesche a una maggiore condivisione prima che i rischi vengano ridotti. Draghi ha detto che “una sostanziale riduzione dei rischi è già avvenuta” e che “la condivisione dei rischi aiuta molto la loro riduzione”.