Nel Mar Mediterraneo “siamo passati da un morto ogni 38 nel 2017 a un morto ogni 7 persone quest’anno”. È l’allarme lanciato dall’Unhcr nel corso di una conferenza stampa oggi presso l’associazione Stampa Estera a Roma. “La riduzione delle capacità di salvataggio in mare sta causando un aumento preoccupante delle morti”, spiega la portavoce Unhcr Italia Carlotta Sami. “C’è bisogno di maggiore concentrazione di capacità di soccorso in zona Sar (Search and Rescue)”.

“Le Ong hanno giocato e forse giocano ancora un ruolo fondamentale”, dice Roberto Mignone, il rappresentante dell’Unhcr in Libia. “Meno attori che operano in quella zona vogliono dire più naufragi e morti”.

E la Libia non è un porto sicuro: “Nel mediterraneo ci sono tanti paesi che dovrebbero cominciare a collaborare – aggiunge Sami -. Aumentano le persone riportate in Libia, e aumenterà il sovraffollamento che già c’è nei centri di detenzione”, dice Mignone. I centri di detenzione ufficiali gestiti dal dipartimento per combattere l’immigrazione illegale del ministero degli interni libico sono 34, distribuiti in tutto il paese, spiega. “17 sono attivi o aperti in questo momento. In Libia ci sono 53mila rifugiati o richiedenti asilo. Di questi, 16mila sono stati registrati solo negli ultimi due anni”.

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