di Luigi Manfra*

La parola d’ordine della destra sul problema dei richiedenti asilo, prima e dopo le elezioni, è stata una sola: rimandiamo a casa i migranti irregolari che, a dire di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sono tra 500mila e 600mila. Salvini, inoltre, ha ripetuto più volte durante la campagna elettorale due slogan, “aiutiamoli a casa loro” e “prima gli italiani” e, infine, come ministro degli Interni ha dichiarato che per i migranti “è finita la pacchia”. Ma gli immigrati a cui è stato negato il permesso di asilo in Italia sono davvero 500mila?

Il tema è controverso e le valutazioni fatte da fondazioni, giornalisti e blogger differiscono molto. Utilizzando i dati ufficiali del ministero degli Interni e dell’Unhcr (l’organizzazione dell’Onu per i rifugiati), risulta che dal 2011, anno del primo esodo di massa con oltre 62mila arrivi a causa delle primavere arabe, ai primi cinque mesi del 2018 sono arrivati in Italia 759mila 810 migranti. Nello stesso periodo sono state esaminate soltanto 399mila 119 domande di asilo di cui 216mila 321, pari al 54%, sono state respinte. L’esame delle domande di accoglimento, infatti, procede molto a rilento perché ci vogliono in media due anni per completare l’accertamento. Ma se gli sbarchi sono stati in cifra tonda 760mila e le domande esaminate 400mila vuol dire che, ad oggi, ci sono ancora 360mila domande inevase.

La prima conclusione che si può trarre da questo dato è che i migranti respinti da mandare a casa sono 216mila, mentre i 360mila la cui domanda è ancora in esame non possono essere respinti in base alle leggi vigenti. Infatti, in attesa del processo di verifica dell’identità e della provenienza, essi hanno diritto a restare in Italia, ospitati nei centri di accoglienza sulla base di un permesso di soggiorno annuale temporaneo che può essere rinnovato anche più di una volta. Va comunque sottolineato come l’enorme numero di richieste d’asilo è soltanto un dato aritmetico dedotto dalle statistiche del ministero degli Interni, che non tiene conto di quanti migranti, pur avendo richiesto asilo in Italia in questi anni, hanno lasciato il Paese per dirigersi altrove in Europa.

I migranti ospitati nei vari centri di accoglienza sono infatti molti di meno, poco più di 180mila, a riprova del fatto che dai dati ufficiali non è possibile cogliere la differenza tra documentazione cartacea e reale situazione sul territorio. A questo proposito va ricordato come, fino al 2015, era relativamente facile per i migranti lasciare l’Italia per un altro Paese europeo, anche se uno dei problemi su cui si discuterà a breve in sede comunitaria è il ritorno di questi migranti nella nazione di prima accoglienza.

Ma l’analisi non finisce qui, perché ci sono ancora due problemi di non facile risoluzione: i costi dei rimpatri – che secondo i dati Frontex ammontano a 5mila 800 euro in media per ogni persona riaccompagnata nel proprio Paese – e gli accordi con gli Stati di provenienza, che ad oggi sono stati siglati soltanto con la Tunisia, la Nigeria, l’Egitto e il Marocco. A questo riguardo uno dei problemi maggiori per l’Italia riguarda la nazionalità delle persone che ricevono l’ordine di tornare nel Paese d’origine. Gli espulsi sono soprattutto africani provenienti da Stati con i quali non sono stati ancora firmati accordi specifici per il rientro. Infatti tra il 2013 e il 2017, secondo un recente studio dell’Ispi, l’Italia ha rimpatriato solo il 20% delle persone a cui è stato consegnato un foglio di via., Ma, come sottolinea l’analisi, la principale ragione dell’inefficacia dei rimpatri è che i migranti provengono da più di 60 Paesi. La stima più recente, dovuta a Eurostat, evidenzia come nel 2017 l’Italia ha effettuato appena 7 mila rimpatri di irregolari.

Per concludere, se la presenza dei richiedenti asilo in Italia è probabilmente inferiore alla cifra ufficiale risultante dalle statistiche del ministero dell’Interno relative alle domande presentate dal 2011, ad oggi, per le ragioni precedentemente descritte, il numero dei decreti di espulsione è invece un dato incontrovertibile, perché soltanto il diniego dell’accoglienza colloca i migranti nella lista dei rimpatriabili. Dai dati ufficiali risulta che sono stati emessi 216mila 231 decreti di espulsione ma a questa cifra vanno sottratti i rimpatri già effettuati in questi anni, che ne riducono ulteriormente l’ammontare. A questo numero vanno però aggiunti i 66mila e 47 clandestini di cui gli archivi delle polizie hanno nomi, cognomi e nazionalità, che sono stati identificati e definiti irregolari a causa dei permessi di soggiorno scaduti o mai rilasciati ma che non si riesce a rimpatriare.

Paradossalmente il compito di Salvini diventa meno oneroso, in quanto le espulsioni possibili sono molto meno delle 500mila di cui ha parlato a lungo durante la campagna elettorale al solo scopo di incrementare il bottino elettorale. Un ulteriore conferma della non eccezionalità della situazione italiana è offerta dai dati del 2017 dell’Unhcr, che evidenziano come in Europa il Paese con più rifugiati è la Svezia con 23,4 rifugiati ogni mille abitanti, mentre l’Italia in questa graduatoria risulta soltanto 11° con 2,4 rifugiati ogni mille abitanti. Da notare, in ultimo, come i primi cinque Paesi con il maggior numero di rifugiati sono extraeuropei.

Responsabile scientifico del Centro studi Unimed, già docente di Politica economica presso l’Università Sapienza di Roma

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