“Quei soldi non ci sono. Sono stati spesi in dieci anni“. Non spiega né come né quando, Matteo Salvini, ma dice che i 50 milioni di euro della truffa sui rimborsi intascati dalla Lega Nord non verranno mai trovati. Né dai magistrati di Genova, che sul caso hanno aperto un’inchiesta, né dai giornalisti che indagano sul percorso di quella somma per la quale al partito ora guidato dal vice-premier è stata chiesta la confisca dai conti correnti. “I soldi che dicono che abbiamo sottratto? Non ci sono quei 50 milioni, Repubblica sta cercando quei soldi in Svizzera, in Lussemburgo… Fate inchieste su cose vere, non perdete il vostro tempo”, ammonisce Salvini durante un intervento a Circo Massimo su Radio Capital.

Il tribunale aveva anche stabilito la confisca di quasi 49 milioni di euro dai conti del Carroccio, soldi di cui il partito avrebbe usufruito appunto grazie alla truffa in danno a Camera e Senato. La procura aveva trovato quasi due milioni di euro sui conti della Lega e aveva chiesto più volte di poter sequestrare anche le somme che in futuro sarebbero entrate. I giudici avevano negato tale possibilità ma nel frattempo, però, il Riesame con provvedimento aveva consentito alla procura di intaccare il patrimonio di Umberto Bossi, Francesco Belsito e di tre ex revisori contabili.

Ad aprile, la Cassazione ha detto sì al ricorso presentato dalla procura di Genova che chiedeva di estendere il blocco dei fondi futuri. La II sezione penale aveva annullato con rinvio al Riesame l’ordinanza con la quale i giudici genovesi avevano fermato il sequestro. E nel frattempo proprio i pm del capoluogo hanno aperto un’indagine sospettando che durante le gestioni di Roberto Maroni e Salvini la Lega abbia incamerato, riutilizzato e messo al sicuro dai sequestri con vari artifici i rimborsi-truffa ottenuti da Bossi e Belsito.

Lo scorso 30 marzo, di fronte a un’inchiesta de L’Espresso, secondo la quale “i soldi sono stati reinvestiti illegalmente”, proprio Salvini aveva annunciato querela nei confronti del settimanale. Il 13 giugno sono invece scattate le perquisizioni dalla Guardia di finanza genovese nella sede della Sparkasse di Bolzano alla ricerca di 3 milioni di euro che dal Lussemburgo sarebbero tornati in Italia, nel capoluogo del Trentino Alto-Adige. Un movimento sospetto che una fiduciaria lussemburghese ha segnalato a Bankitalia che, a sua volta, l’ha segnalato ai magistrati genovesi. Come ha scritto da Il Fatto Quotidiano (leggi), i pm Francesco Pinto Paola Calleri vogliono infatti capire se si tratti di una parte del tesoretto della Lega che i magistrati non sono riusciti finora a trovare.

Ma quei “soldi non ci cono” perché “spesi in dieci anni”, dice ora Salvini. Che nelle scorse settimane era stato più volte invitato da Roberto Saviano a parlare di quella somma di denaro e a organizzare un “Restitution day”. Mentre il vice-premier, lo scorso 25 giugno, durante una conferenza stampa al Viminale sul tema migranti, era tornato a parlare dei 50 milioni e delle inchieste condotte da diversi giornalisti: “Gli vorrei dare 50 euro di tasca mia e dirgli che vengono da lì, così la smettono di inventarsi notizie e perdere tempo”.

 

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