Il Milan è stato escluso dalla prossima Europa League. Lo ha deciso l’Adjucatory Chamber dell’Uefa. Lo scorso 22 maggio, Nyon aveva bocciato il settlement agreement del club rossonero: in pratica, la società aveva proposto un “patteggiamento” delle sanzioni per aver sforato i parametri del fair play finanziario negli ultimi tre anni.  La società ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) di Losanna. Se non dovesse essere accolto l’appello, il posto del Milan in Europa League verrà preso dalla Fiorentina.

“Il club non potrà partecipare alla prossima competizione Uefa per club a cui si qualificherà nelle prossime due stagioni (es.: una sola competizione nella stagione 2018/19 o in quella 2019/20, in caso di qualificazione)”, si legge nel comunicato. Il Milan potrà quindi partecipare alle coppe europee nel 2019, perché “sconta” la sua pena già in questa stagione. Se non si fosse qualificato a maggio, avrebbe invece dovuto scontarla nella stagione successiva. “La camera giudicante dell’Organo di Controllo Finanziario per Club, presieduta da José Narciso da Cunha Rodrigues, ha preso una decisione sul caso AC Milan per la violazione delle norme del fair play finanziario, in particolare per la violazione della regola del pareggio di bilancio“, scrive sempre la Uefa.

L’Uefa “ha deciso di sanzionare AC Milan per le violazioni della normativa sul Financial Fair Play commesse da luglio 2014 a giugno 2017 con un anno di esclusione dalle Competizioni Ufficiali Europee per Club”, si legge nella nota ufficiale del club rossonero. “Nel prendere atto di tale decisione, AC Milan comunica di aver richiesto al proprio pool legale di avviare la procedura di ricorso presso il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, confidando in una sollecita revisione del provvedimento”, conclude il comunicato.

Già lo scorso dicembre, il Milan si era visto respingere il voluntary agreement. All’epoca, l’ad Marco Fassone aveva spiegato che Nyon “aveva chiesto di completare prima della decisione il rifinanziamento del debito con Elliott che scade a ottobre e fornire garanzie sufficienti per dimostrare la capacità della società di finanziare il club e le perdite che farà nei prossimi anni attraverso una garanzia bancaria o un deposito di una cifra molto importante. Cose impossibili non solo per noi ma per qualunque club si trovi nella situazione del Milan”.

Il no era frutto di due motivazioni. Secondo la Uefa c’erano ancora troppe incertezze sulla reale possibilità di rifinanziare il debito da oltre 300 milioni di euro contratto con Elliott in scadenza ad ottobre 2018. In aggiunta, c’erano anche dubbi “sulle garanzie finanziarie fornite dall’azionista principale” Yonghong Li, sul quale diverse inchieste giornalistiche continuano a sollevare numerosi dubbi. Sugli stessi punti aveva insistito Nyon a fine maggio ed evidentemente anche oggi, visto la pesante sanzione inflitta al club rossonero.

Nelle scorse ore, Mr. Li ha rifiutato l’offerta dell’italo-americano Rocco Commisso che sembrava in procinto di entrare nel club. L’operazione avrebbe permesso di ripianare il debito contratto con Elliott portando contestualmente linfa vitale per le casse del club.