“Schiavi mai”. A venti giorni dall’omicidio di Soumaila Sacko, il maliano ucciso a San Calogero, oltre duemila persone  hanno sfilato sul corso Garibaldi a Reggio Calabria per dire no allo sfruttamento dei migranti che lavorano nelle campagne della Piana di Gioia Tauro e in altre realtà d’Italia.  Una manifestazione, organizzata dal sindacato Usb che è stata l’occasione anche per contestare il clima d’odio che si respira nel Paese.  “Migranti tra i migranti. Questa è la risposta che ha dato oggi Reggio Calabria a Salvini” urla al megafono il sindacalista Aurelio Monte che invita Luigi Di Maio a venire a Reggio Calabria: “È facile parlare dai social perché nessuno ti può contraddire. Vieni in mezzo a noi”. Stesso invito è stato rivolto al ministro dell’Interno al quale Monte ricorda che “non abbiamo l’anello al naso”.

L’intervento più atteso è stato quello del sindacalista Aboubakar Soumahoro: “Qualcuno ritiene che bisogna continuare distrarre la popolazione per continuare a saccheggiare le risorse”. Anche lui parla di Salvini: “Per anni il suo movimento ha detto che le case del nord era meglio affittarle ai cani che hai meridionali. Oggi vengono qui a seminare odio. I terroni di oggi siamo noi. La memoria non l’abbiamo persa. Non ci faremo intimidire perché abbiamo fame di diritti. Non stiamo chiedendo solo le briciole perché le briciole non ci sono più. Non possiamo dire che non c’è un contesto politico in cui alcune forze politiche o movimenti ritengono che portando avanti la campagna di odio il Pil dell’Italia si alzerà di un punto. È una guerra alla memoria. Quello che può fare alzare il Pil dell’Italia è la giustizia sociale, più reddito, più lavoro, più dignità, più umanità. Schiavi mai e loro non ci avranno mai come ci vogliono. Uniti possiamo davvero fare rispettare i nostri diritti. Divisi non andremo da nessuna parte”.

Sul palco è salito anche il sindaco di Riace Mimmo Lucano che, oltre a Soumaila Sacko, ha ricordato Becki Moses, la ragazza nigeriana di 26 anni morta nell’incendio appiccato a gennaio nella baraccopoli di San Ferdinando: “Sono le vittime di una campagna di odio. Oggi il governo parla solo di due cose : l’odio razziale contro i rifugiati e contro i rom. Questo governo non ha detto una parola contro la mafia. Si devono solo vergognare”.
“Salvini noi ragioniamo. – conclude il sindacalista Aurelio Monte – Sui social puoi avere tutti i mi piace del mondo, ma noi ti diciamo vaffanculo”.

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