Hanno tutti ragione. No, non è il titolo del romanzo di Paolo Sorrentino, è la verità. E la verità bisogna dirla anche se è urticante, imbarazzante, brutta. Quello che vedo e che leggo in queste ultime ore è il trionfo dell’ignoranza, del bieco tifo da stadio e del degrado mentale dei lobotomizzati talebani sostenitori di questo o quel partito. Numeri, dunque. Senza imbrogliare.

È vero che in Italia i rifugiati sono appena il 2,4‰ della popolazione. Ma è altrettanto vero che non tutti gli immigrati sono rifugiati. In tutto la popolazione straniera, in Italia, è l’8,3%. Poco più di 5 milioni di persone. In questo senso, l’Italia è il 6° Paese europeo per percentuale di immigrati e secondi, dopo la Germania, in valore assoluto. Non lo dico io, sia chiaro. Lo dice l’Istat.

Passiamo ai numeri sui reati. E qui ci muoviamo su un terreno un poco più accidentato, perché i dati disponibili sono solo quelli segnalati o denunciati. Prendiamoli col beneficio dell’inventario.
Su poco meno di 840mila reati, poco meno del 30% è commesso da stranieri.

Passiamo ai soldi. Nota dolente. Parecchio. Quanto spendiamo, esclusi i contributi della Unione Europea? Nel 2016 – e facciamo riferimento solo ai costi diretti – circa 1,7 miliardi. Poi ci sono i costi aggiuntivi, chiaramente. A partire dalle prestazioni sanitarie, con un sistema come il nostro che i tagli perpetui hanno ridotto all’osso. C’è da aggiungere una cosa, però, per dovere di verità. Dei 5 milioni e spicci di stranieri, circa un milione e mezzo sono intracomunitari: solo un milione, per dire, quelli che vengono dalla Romania.

Poi ci sono loro. Quelli dei barconi. Una miscellanea di disperati alla ricerca di opportunità o solo di salvezza. Quelli a cui abbiamo saccheggiato la terra, mettendo dei fantocci a capo dei loro governi in cambio di sfruttamento del sottosuolo e delle risorse energetiche e petrolifere. Quello che hanno fatto in Africa gli inglesi, i francesi e i tedeschi è irraccontabile. Rivoltante. Inumano. Abietto. Anche dove si finge che vada tutto bene. Perché non ci sono guerre fratricide o fame devastante.

Ed è davvero strano che chi ha saccheggiato e fa ancora man bassa in Africa si rifiuta di pagare il prezzo di quello che porta via. E il prezzo sono i disperati. Coinvolti in un traffico di carne ignobile, che prevede la schiavitù in cambio della deportazione. Carne venduta ad altri sfruttatori. Che ne fanno prostitute, spacciatori, braccianti agricoli a due euro l’ora finché qualcuno non ti spara un colpo in testa perché stai portando via lamiere da una fabbrica abbandonata in cui gli italiani stoccavano rifiuti tossici.

Noi non siamo in grado di aiutarli. E lo dico davvero, al di là del fatto che chiunque di noi vorrebbe aiutarli tutti, dare una possibilità a tutti, salvarli tutti. Non possiamo aiutarli perché noi siamo come loro. Corrotti e incapaci come i loro governi, i loro sistemi amministrativi. Pronti a scannarci fra noi, come loro, etnia contro etnia, nord contro sud, villaggio contro villaggio, vicino con vicino. Pronti ad idolatrare il potente di turno, come loro, pensando che il potente di turno sia quello del proprio riscatto, senza sapere che dalla mediocrità e dall’infamia non ci si riscatta mai. Perché è nell’essenza e l’essenza non cambia.

Ecco, i migranti dell’Aquarius ci hanno fatto un grande regalo. Senza saperlo, senza volerlo. Ci hanno messo davanti alla realtà oggettiva di quello che siamo, che va oltre quello che possiamo.
E siamo questo. Prendiamone atto.

A proposito, la Borsa ieri era in rialzo di più del 2% e lo spread in calo. Ah, non vi interessa più, giusto?