L’euro “non solo ha aspetti positivi, ma ha aspetti indispensabili: se vuoi un mercato unico devi avere una moneta unica”. Nonostante questo “l’Italia nel ’92 doveva chiedere la clausola dell’opt-out“, ovvero la possibilità di non adottare la moneta unica, “come gli inglesi, poi prepararsi e entrare nell’euro”. E’ stata questa la riflessione del ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, durante la presentazione del suo ultimo libro Come un incubo e come un sogno. Sul nome di Savona, che è stato in predicato di diventare ministro delle Finanze, si è consumato uno scontro tra il capo dello Stato Sergio Mattarella e i leader dell’esecutivo gialloverde a causa delle posizioni euroscettiche assunte dall’economista negli ultimi anni. “Mi fido di Savona”, ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini durante la registrazione di Otto e mezzo, su La7.

“Non esiste un piano B, né ho mai proposto l’uscita dall’euro”, ha sostenuto Savona, che nel 2015 ha però descritto un piano del genere durante il convegno “Un Piano B per l’Italia” organizzato da Scenarieconomici.it. Poi, ricordando che anche Carlo Azeglio Ciampi sottolineava che il sistema economico europeo è “affetto da zoppia”, ha detto che “la costruzione economica europea è una costruzione limitata, va perfezionata”. A suo parere, “e vedremo se il governo andrà in questa direzione”, “la Bce deve essere dotata di uno statuto simile a quello delle banche centrali principali, in particolare della Federal Reserve“.

“Abbiamo dei vincoli Ue che dobbiamo rispettare e sono d’accordo con Tria (titolare del Tesoro, ndr) su questo”, ma serve “una conciliazione” con le istanze degli elettori che hanno votato il governo ed è necessario che questa conciliazione “scaturisca dalla Ue se non vuole incappare in una situazione difficile alle prossime elezioni”, ha aggiunto Savona, precisando però: “Capisco che la stampa aspetta informazioni ma lo farò quando il governo avrà assunto un orientamento su come affrontare le decisioni. Al momento opportuno preciserò i vari punti”, in modo da “comunicare non mie idee personali, ma quelle del governo”.

Nella prefazione al libro ‘Bitcoin Revolution’ di Alessia Gozzi, Savona scrive che “la mia tesi è che lo Stato deve evitare di perdere la sua sovranità monetaria e ovviare ai difetti che presenta l’attuale architettura istituzionale della moneta, della finanza, del risparmio e del credito usando queste innovazioni telematiche veramente rivoluzionarie“, sostenendo che se le criptovalute fungeranno effettivamente da moneta deve essere “lo Stato a creare proprie cryptocurrency in regime monopolistico utilizzando le tecniche blockchain” perché assicurare la “stabilità del metro monetario che le autorità dello Stato devono garantire, in virtù della sovranità di coniare moneta a essi attribuita dalla volontà democratica”.