Non sono d’accordo con nulla di quanto promesso da questo governo e mi indignano e terrorizzano i sentimenti di cattiveria che sento sdoganare nei confronti delle fasce più deboli della società. Ma mi sento talmente sovrastata da tutto questo che non credo ci sia molto da dire. Voglio invece parlare di una cosa più piccola, più circoscritta, che non mette in gioco solo valori etici di fondo ma anche concrete interpretazioni di dati e norme.

Oggi il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede rilascia un’intervista a questo giornale nella quale tra le altre cose afferma che la riforma penitenziaria portata avanti dallo scorso governo e per la cui approvazione manca solo un ultimo passaggio minerebbe il principio della certezza della pena. Il punto che cita come il primo e più grave da affrontare riguarda “l’allargamento della platea con l’estensione della sospensione della pena ai condannati fino a 4 anni di carcere (ora ne possono beneficiare i condannati fino a 3 anni, ndr)”.

La norma cui il neoministro voleva riferirsi immagino sia quella sull’affidamento in prova al servizio sociale. Cos’è l’affidamento in prova al servizio sociale? Mina davvero la certezza della pena? È un’assenza di pena, una sospensione di essa, come le parole del ministro lasciano intendere che egli ritenga? Niente affatto. Come si legge sullo stesso sito del Ministero della Giustizia, l’affidamento è una sanzione penale. In particolare è quel “tipo di sanzione penale che consente al condannato di espiare la pena detentiva inflitta, o comunque quella residua, in regime di libertà assistita e controllata”.

E, si badi bene, tale libertà assistita e controllata è davvero molto assistita e soprattutto molto controllata. Come recita l’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario, “all’atto dell’affidamento è redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro”. L’affidato è controllato in maniera continuativa e costante dai servizi sociali, ha un programma quotidiano molto preciso da seguire, gli può essere imposto dal giudice di vivere in una certa città piuttosto che in un’altra, di fare un certo lavoro, di seguire un certo percorso piuttosto che un altro per tornare a casa, nonché di adoperarsi “in favore della vittima del suo reato”. Una pena a tutti gli effetti, dunque. Niente a che fare con la pena sospesa. Semplicemente un’altra pena rispetto al carcere, che non si vede perché debba essere la sola concepibile.

La misura dell’affidamento in prova al servizio sociale ha funzionato lungo tutti gli ultimi decenni. Vale a dire che chi ha scontato parte della pena da affidato – avendo potuto sperimentare un modello responsabilizzante nel quale si ha davvero qualcosa da perdere e da salvaguardare ed essendosi riavvicinato gradualmente al contesto sociale – ha intrapreso a seguire una vita onesta più di chi abbia scontato l’intera pena in carcere. Lungi dunque dal minare la certezza della pena, la prospettata riforma consentirebbe di utilizzare in maniera un po’ più ampia un qualcosa che rimane assolutamente una sanzione penale e che conviene a tutti in termini di sicurezza.

L’affidamento ha inoltre costi economici bassissimi, mentre la prigione ha costi molto alti. Una persona in affidamento costa ogni giorno venti volte di meno rispetto a una persona detenuta. Senza tenere conto dei risparmi dati dal più basso tasso di recidiva.

Nils Christie era un criminologo norvegese abolizionista. Se ne è andato nel 2015 a 87 anni. Fu invitato da Beppe Grillo al terzo Vaffa Day. In quell’occasione, Christie chiama Grillo per nome e tra le altre cose afferma: “Visto che la prigione rappresenta un’università del crimine, dovremmo trovare, individuare dei sistemi alternativi alla prigione, al carcere…”. L’affidamento in prova al servizio sociale è per l’appunto uno di questi. Christie continua parlando della deriva americana: “E come avete appena sentito da Beppe, invece negli Stati Uniti abbiamo una mostruosità per quanto riguarda il numero dei carcerati. Infatti attualmente ci sono più di due milioni di carcerati negli Stati Uniti. In particolare dovuto a delle leggi antidroga assolutamente idiote”. L’intervento di Nils Christie è per intero scaricabile sul sito ‘Il blog delle stelle’.

Sarebbe meglio affidarsi ai vecchi amici saggi (Christie) che a quelli irresponsabili di oggi (Salvini).