Le prime esternazioni del leader della Lega Matteo Salvini in veste di ministro dell’Interno non hanno solo rischiato di aprire un caso diplomatico con la Tunisia, ma stanno provocando anche le reazioni del mondo cattolico: “Signor Matteo Salvini, le storie delle giovani africane vittime della tratta sessuale non possono certo essere descritte con il termine ‘pacchia’ da lui utilizzato‘”, scrivono in una lettera inviata al neo ministro le suore Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione “Slaves no more“, e Oria Gargano, presidente della cooperativa “BeFree“, due realtà che aiutano le giovani immigrate africane vittime di sfruttamento sessuale.

E nel giorno del voto di fiducia alla Camera per il governo Conte, le missionarie della Casa Rut di Caserta, punto di accoglienza per le vittime di tratta, mandano al governo tre grembiuli in tessuti africani: “Siamo molto preoccupati per il clima di odio generato da certe affermazioni. Non vogliamo che sia la paura a dominare la nostra società”.

Per le suore Bonetti e Gargano, quella di Salvini è una “sommaria descrizione della qualità di vita di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a lasciare il proprio Paese” a causa di “ingiustizie, povertà, corruzione e conflitti armati. Non si può tuonare contro i ‘clandestini’ senza conoscere le situazioni da cui provengono e chi sono coloro che hanno organizzato il viaggio”, scrivono le suore, che poi ricordano al ministro che “i fondi stanziati per gli interventi umanitari provengono dalla Commissione europea, a riconoscimento del ruolo centrale dell’Italia”. Quindi, gli chiedono “perché raccontare agli italiani che quei fondi sono sottratti alle politiche sociali destinate ai nativi? Signor ministro, cosa può portare di buono aizzare una guerra tra poveri?”.

Un messaggio molto simile a quello che ha voluto mandare suor Rita Giaretta, da 22 anni alla guida di Casa Rut: “È nostra consuetudine inviare questo omaggio al nuovo governo”, scrive la suora piegando il motivo dei tre grembiuli in tessuti africani mandati al presidente del Consiglio Conte e ai ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “Quest’anno abbiamo sentito l’urgenza di farlo per richiamare quello che si presenta come il ‘governo del cambiamento’ alle sue responsabilità. È un gesto altamente significativo. Il cambiamento avviene quando chi assume ruoli di potere si mette a servire, non dimostra l’arroganza del potere ma ascolta i bisogni dei più deboli”.