Il presidente dell’Inps mette subito le mani avanti sui primi proclami del neo ministro del Lavoro: “Siamo pronti a collaborare a mettere in atto le decisioni che verranno prese. L’unica cosa che chiedo è che gli annunci siano precisi – ha detto Tito Boeri a SkyTg24 a proposito delle ultime dichiarazioni di Luigi di Maio -: se si parla di quota 100, vuol dire che un lavoratore che ha 60 anni di cui 40 di contributi potrà andare in pensione, stiamo creando questa aspettativa. Se invece si vuole porre una condizione anagrafica di 64 anni, questo è diverso, ed è bene essere chiari perché le famiglie si fanno delle aspettative”.

Intanto dai numeri degli Osservatori statistici dell’Inps riferiti all’inizio del 2018, emerge come siano 406.942 le pensioni liquidate prima del 1980 e che sono quindi pagate da oltre 38 anni con un vantaggio significativo rispetto ai contributi versati. Sono invece oltre 1,7 milioni gli assegni che durano da oltre 30 anni (quindi liquidati dal 1988 o prima). Si includono naturalmente solo le pensioni di vecchiaia, anzianità e superstiti mentre sono escluse invalidità e assegni sociali. Le pensioni private antecedenti il 1980 sono 355.335 i trattamenti pubblici 51.607.

L’età alla decorrenza delle pensioni liquidate prima del 1980 per la gestione dei dipendenti pubblici era di 49 anni per la vecchiaia e di 45,7 per i trattamenti di anzianità contributiva. Per i superstiti da assicurato era di 41,1 anni mentre per i superstiti da pensionato era di 45 anni. La cifra media risente del fatto che sono passati moltissimi anni e quindi le persone rimanenti con pensioni così “vecchie” sono quelle che sono andate a riposo prima e dopo 38 anni sono ancora in vita.

Per i pensionati del settore privato l’età è un po’ più alta per i trattamenti di vecchiaia (compresa l’anzianità) con 54,5 anni, mentre è più bassa per i superstiti con appena 40,2 anni al momento della liquidazione della pensione. Il dato dei pubblici risente chiaramente delle pensioni “baby” e quindi delle uscite dal lavoro con 20 anni di contributi o meno (14 anni sei mesi e un giorno per le donne con figli).
Se per le pensioni del settore privato l’importo medio degli assegni liquidati prima del 1980 è largamente inferiore a mille euro al mese (818 euro mensili i trattamenti di vecchiaia, 529 euro quelli ai superstiti) per le pensioni del settore pubblico l’importo medio supera i 1.650 euro mensili per i trattamenti di vecchiaia e i 1.466 euro per quelli di anzianità. Per le pensioni ai superstiti da assicurato risalenti a prima del 1980 la pensione media ammonta a 1.134 euro mentre gli assegni ai superstiti da pensionato valgono 1.200 euro al mese in media.