Per Der Spiegel la situazione italiana è “La tragedia”. Questo è il titolo della lunga analisi sulla Penisola a cui il settimanale tedesco dedica la copertina e undici pagine. Ma gli attacchi all’Italia a cui Der Spiegel ci ha abituato, almeno in questo caso, si fermano ai titoli e a quella copertina con gli spaghetti a forma di cappio anticipata venerdì. Infatti, l’articolo apparso sul primo numero di giugno non è altro che un ritratto del Belpaese, in cui gli italiani vengono anche giustificati e compresi, mentre a uscirne male sono soprattutto i politici, per i quali non mancano giudizi senza appello. E i più duri sono per i due Matteo: Salvini e Renzi. Inoltre, viene sottolineato che pure la Germania ha i suoi “populisti” e quali siano i demeriti dell’Europa. L’analisi è infatti accompagnata da un saggio breve di Henrik Enderlein, professore di politica economica che sostiene una tesi chiara: “L’Italia ha bisogno della Germania per superare la crisi”, ma allo stesso modo “alla Germania serve l’Italia per mantenere stabile l’Europa”.

Gli italiani vengono assolti – L’articolo di Der Spiegel in fin dei conti assolve gli italiani, anche dall’aver votato per quelli che loro definiscono “populisti”, Lega e M5S. “Una forte opposizione liberale, moderata o di sinistra non esiste più in Italia”, si legge, “molti dei partiti tradizionali, i noti politici del centro, hanno perso credibilità”. Roma rappresenta quindi “il fallimento della politica, ma anche dei tentativi di salvataggio dell’euro che, non solo in Italia, non hanno fatto altro che rafforzare gli estremisti”, sostiene il settimanale tedesco.

Salvini, lo “spettro d’Europa” – L’inizio dell’articolo è però dedicato a un’analisi del nuovo ministro dell’Interno, definito “l’amico di Putin e odiatore dell’Euro, il nemico degli stranieri e difensore di Mussolini, a cui piace inveire contro la Germania”. A Salvini viene però riconosciuto di aver gestito “magistralmente” la situazione dopo il 4 marzo e di essere sì “lo spettro d’Europa”, ma anche “il politico più importante del suo Paese”. Al leader della Lega viene anche contestata l’incoerenza sul tema euro, raccontando la mano di bianco che in un colpo solo ha cancellato lo slogan “Basta euro” dal muro di via Bellerio, sede milanese della Lega.

Sicilia, “das Armenhaus des Landes” – Letteralmente “l’ospizio dei poveri d’Italia” viene definita invece la Sicilia. Non c’è acredine: i giornalisti di Der Spiegel sono andati fino a Priolo Gargallo, nel Siracusano, per raccontare quell’Italia povera dove il M5s fa incetta di voti. “Per capire la crisi italiana, per capire perché i populisti stanno avendo così tanto successo, non basta guardare Roma”, si legge. L’articolo spiega quali siano i temi forti del Movimento, dall’ecologia alla lotta ai politici corrotti, definiti “scrocconi” anche dalla candidata sindaca di Priolo Gargallo, Teresa Lauria, e non solo da Der Spiegel, sottolinea lo stesso settimanale tedesco.

Renzi, “intelligente e arrogante” – Ecco perché molti italiani vedono nel M5S una speranza, sostiene l’articolo. “C’era già qualcuno che aveva promesso di ripulire l’Italia”, scrive poi Der Spiegel. È Matteo Renzi, definito “intelligente, arrogante e determinato a reprimere spietatamente i sintomi della malattia italiana”. Ma i giudizi sull’ex premier sono duri e diretti: “Invece di includere i suoi critici di partito inizialmente moderati, Renzi li ha umiliati. I teneri segnali di una ripresa economica nella recessione italiana, non ultimo per merito della politica della Bce e dell’euro forte, li ha ascritti a pieno titolo a se stesso”, scrive il settimanale tedesco. Che poi rincara: “Circondato dalla sua corte toscana, Renzi alla fine non si è reso conto di quanto gli italiani in crisi fossero stanchi delle sue interminabili auto-congratulazioni. Le riforme da lui avviate hanno dato frutti, ma solo lentamente. Il risultato è stato uno schiaffo clamoroso” al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

I politici italiani, “gli stessi da decenni” – Il No alla riforma della Costituzione è stato secondo Der Spiegel il segnale definitivo che gli italiani hanno “perso fiducia nei loro politici”, e dal momento che “da decenni gli ‘eroi’ che abitano la scena politica italiani sono sempre gli stessi” – compreso Silvio Berlusconi – era normale “il desiderio di avere volti nuovi”. Da qui l’ascesa di Lega e M5s che però, secondo il settimanale tedesco, sono tenuti insieme solo dalle critiche verso “Bruxelles e Berlino, nonché dalla convinzione che il dominio dell’euro da parte della Germania sia la radice di tutti i mali”.

Il populismo in tutta Europa – Der Spiegel non manca comunque di sottolineare che anche la Germania ha i suoi populisti di Alternative für Deutschland, partito di ultradestra entrato nel Bundestag a settembre con più del 12% dei voti, e in Francia è forte il Front National della Le Pen. Il settimanale teme che ora il governo italiano possa essere solidale con “i populisti di destra” nel resto d’Europa o con “i governi euroscettici in Ungheria e Polonia”. Da qui in poi l’articolo rivolge però le sue critiche alla propria cancelliera, Angela Merkel, ritenuta colpevole di non arginato i populismi, per non aver “mai risposto alle idee del presidente francese Emmanuel Macron per riformare l’Europa”.

Anche ai tedeschi serve l’Italia – E’ quello che sostiene anche il professor Enderlein. “La Germania non sarà in grado di sganciarsi dai problemi dell’Italia”, scrive nel suo saggio breve che accompagna l’articolo principale. “Era chiaro che questi problemi prima o poi si sarebbero verificati”, si legge, perché anche se “negli ultimi anni l’Italia ha rispettato rigorosamente le norme sul deficit dell’Ue”, questo “non ha portato benefici”. Ecco quindi che anche secondo Enderlein l’unica ricetta è una riforma dell’eurozona, come sostiene Macron, “ma deve essere fatta rapidamente e necessita di una forte volontà politica”. Da qui l’appello a Berlino: “La Germania dovrebbe affrontare con coraggio la sfida italiana”, scrive il professore di politica economica. “In Italia, si sta formando una tempesta il cui potenziale di distruzione può essere enorme”, continua il saggio, e “la Germania e l’Europa non sono preparate”. Ma, conclude Enderlein, se non saranno in grado di “cercare le giuste soluzioni per paura del populismo, allora il collasso dell’euro sarà inevitabile”.