Meno di un mese fa avevano detto che “ricollocarla è impossibile, le abbiamo tentate tutte”. Eppure un posto alla fine, per Giuseppina Bruzzano, è saltato fuori. Merito, sostiene la diretta interessata, di Papa Francesco. “Mi piace pensare che abbia letto le mie parole. Dopo quel momento, la situazione si è sbloccata. E ora eccomi qua: pronta per tornare al lavoro”.

Ma andiamo con ordine. Bruzzano, 53 anni, ha lavorato come Asa (ausiliaria socio-assistenziale) per il Piccolo Cottolengo Don Orione, un centro per anziani e disabili con 300 ospiti, per ben 33 anni. Finché, lo scorso 30 aprile, ha ricevuto una lettera dal direttore del personale: quella che stabiliva, nero su bianco, il suo licenziamento. Nel mezzo, che cosa era successo? Nel 2012 la donna si era ammalata di tumore all’intestino. Lo aveva superato con grandi sacrifici e solo dopo 49 infusioni di chemioterapia. Ma la malattia non l’aveva lasciata indenne, tanto che l’Asl aveva certificato che sì, poteva rientrare, ma con stringenti limitazioni (in pratica, evitare sforzi fisici di una certa intensità).

L’azienda, in un primo momento, ha provato ad affidarle “mansioni differenti, equivalenti o financo inferiori a quelle attuali, compatibili con il suo stato di salute”, come si legge nella lettera di licenziamento firmata dal direttore Pierluigi Ondei. Ma poi è stata certificata “l’insussistenza di posizioni alternative disponibili”, sia a Milano sia nelle altre sedi della Provincia.

Peccato – o per fortuna – che la posizione sia venuta fuori. Già, perché, domani (24 maggio) il Sindacato generale di base depositerà alla Direzione territoriale del lavoro la conciliazione tra la lavoratrice e l’azienda che stabilisce l’annullamento del licenziamento. Con il conseguente reintegro di Bruzzano in un’altra struttura del Don Orione. “Dopo la lettera inviata al Papa le cose si sono mosse – spiega Margherita Napoletano di Sgb Lombardia – i vertici del Don Orione si sono preoccupati di risolvere la vicenda e hanno attivato il proprio studio legale perché, nel frattempo, Bruzzano aveva impugnato il licenziamento”.

“Riprenderò con un full time e svolgerò compiti idonei col mio stato di salute – racconta Bruzzano – sono molto contenta. Il problema è che ho dovuto sostenere una lunga battaglia. E se non l’avessi intrapresa, sarebbe finita così? Non lo so, non mi so dare una risposta. Ciò di cui sono convinta è che una soluzione avrebbero potuto trovarla prima, senza arrivare al licenziamento. Quello che mi dispiace, invece, è che non starò più a contatto con anziani e malati. Ma va bene così”.

 

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