La fama improvvisa, si sa, ha effetti collaterali curiosi, come dimostra plasticamente il caso del professor Giuseppe Conte, candidato alla presidenza del Consiglio nel governo M5s-Lega.
Entrato in un gigantesco tritacarne mediatico, che va da Volturara Appula, suo paese di origine, a Firenze fino a New York, il docente universitario è diventato anche un caso sui social, che sono ribolliti come una tonnara dopo una mia incursione in un gruppo Facebook di studenti universitari del polo Novali di Firenze.

Tutto nasce quando ieri pomeriggio su ilfattoquotidiano.it è stata pubblicata l’intervista ad alcuni allievi del docente universitario che ne elogiavano la meticolosità. Incuriosita, mi sono dedicata alla mia solita rabdomanzia serale tra i pertugi di Facebook, dove ho scovato alcuni post datati e risalenti all’anno di corso 2012-2013. In questo gruppo, alcuni studenti universitari lamentavano una certa disorganizzazione da parte di Conte nella gestione delle date di appello dell’esame e nella verbalizzazione della prova. “Le persona più disorganizzata e menefreghista di tutta l’università”, scriveva uno studente. “E’ l’uomo più mal organizzato della storia universitaria italiana”, sentenzia un altro allievo di Conte.

Assemblando quei giudizi severi con quelli positivi sulla figura del papabile premier, è inevitabile cedere al sorriso. La stessa reazione si ha nel leggere sui social le opinioni divisive intorno alla sua figura e alla travagliata questione del suo curriculum.

Insomma, il professore pugliese è puntuale o pasticcione? Ha aggiornato i suoi studi alla New York University sì o no? Fino ad ora, più che un presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sembra, a tutti gli effetti, un Keyser Söze in salsa italica…