Il contratto di governo discusso da Lega e Movimento 5 stelle ha suscitato fin dalle prime indiscrezioni forti perplessità in tema di coperture, per tacere del potenziale del dirompente di provvedimenti quali la revisione di trattati internazionali o la cancellazione di parte del debito pubblico.

In questo post vorrei concentrarmi proprio sulla ventilata ipotesi di “far sparire” una parte del debito pubblico, una fallacia logica che Tommaso Monacelli ha definito “mistica della moneta salvifica” e che Fabio Scacciavillani sul suo blog ribattezzò efficacemente “moneta filosofale”.

Proviamo a fare un passo indietro e a partire dal baratto, la forma più elementare di commercio tra due individui: la transazione si perfeziona solo quando entrambe le parti hanno consegnato la merce che intendevano scambiare. Se manca il contributo di uno dei due, siamo di fronte a una donazione o a un furto, a seconda che l’altro sia o meno d’accordo a cedere beni senza contropartita.

Questa condizione iniziale – ovvia ed evidente per chiunque abbia superato con profitto le scuole elementari – non si modifica a causa dell’introduzione di tecnologie come la moneta o il credito che servono a rendere le operazioni di scambio più agevoli. Se lavoro un’ora e ottengo in cambio 10€, che poi utilizzo per comprare un piatto di pasta al ristorante, vuol dire che io sono disponibile a scambiare un’ora del mio lavoro con un pasto e la moneta ha agevolato la conclusione di questo scambio. Ma tutto si regge sulla mia convinzione che la moneta ricevuta in pagamento possa comprare beni e servizi di valore uguale o maggiore rispetto a quello che attribuisco al mio lavoro.

Discorso analogo per il credito che equivale a uno scambio nel quale la consegna delle contropartite non avviene allo stesso tempo e tipicamente prevede un compenso per l’attesa e il rischio a cui va in contro la parte che viene pagata in modo differito. Se ho la percezione che la mia controparte non possa rimborsare in tutto o in parte quanto pattuito, non sarò più disponibile a dargli credito o lo farò a condizioni molto più restrittive.

È certo possibile imbrogliare qualcuno temporaneamente, inducendolo a credere che una certa valuta abbia una spendibilità o un valore diverso da quello realmente verificabile, oppure che un debitore sia affidabile, quando invece poi rivelerà inadempiente, ma appunto si tratta di illusioni temporanee, che verranno sfatate quando si cercherà di chiudere nuove transazioni.

Dovrebbe dunque essere chiaro a questo punto perché non è possibile far sparire un debito pubblico e perché se viene ripagato stampando moneta esso non sparisce affatto. Quando è stato emesso quel debito, come quello dei privati cittadini, incorporava la promessa di venire ripagato con valuta spendibile in una certa quantità di beni e servizi. Cancellarlo implica venir meno alla promessa iniziale e – ritornando al baratto iniziale – equivale a prendere le merci altrui senza consegnare le proprie: nessuno vorrà più fare scambi con noi o sottoscrivere titoli del nostro debito.

Ripagarlo con una moneta che vale di meno – perché non è stata ottenuta in cambio di beni e servizi reali, ma è stata generata mediante una mera scrittura contabile – equivale a tentare di imbastire una bugia dalle gambe corte: ben presto tutti si accorgeranno che quella moneta non si può spendere nei termini ipotizzati all’inizio e si regoleranno di conseguenza. Sul tema suggerisco anche il dialogo (tecnicamente rigoroso ma divulgativo) tra Francesco Lippi e Michele Boldrin.

Per concludere, ogni volta che qualcuno vi racconta che il debito può sparire senza conseguenze o che si può creare contabilmente moneta analoga a quella ottenuta con transazioni reali, ricordate che il pasto che in quella rappresentazione sembra gratuito avrà invece un conto salato da pagare e che, come in una partita di poker, se non vi è chiaro fin dall’inizio chi è il pollo, vuol dire che il pollo siete voi.

@massimofamularo

 

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