Hanno chiesto di patteggiare una condanna a due anni ciascuno i due imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet, coinvolti nell’inchiesta a carico di Umberto Bossi e Francesco Belsito sulla maxi truffa ai danni dello Stato e sui soldi trasferiti a Cipro. I due, condannati a 5 anni ciascuno in primo grado, hanno concordato la pena con il procuratore generale Enrico Zucca e la corte d’appello deciderà alla prossima udienza. I due avrebbero collaborato al trasferimento tra Cipro e la Tanzania degli oltre 7 milioni sottratti da Belsito dai conti della Lega.

È successo alla prima udienza del processo di secondo grado che vede imputati il Senatur, l’ex tesoriere della Lega Nord e anche i tre ex revisori contabili Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi. La corte ha anche dato termine di tre mesi alla Lega per presentare querela nei confronti di Belsito per l’appropriazione indebita di oltre 7 milioni di euro, i soldi che dovevano essere investiti in Tanzania dopo essere transitati a Cipro. I legali degli imputati hanno sollevato questioni di incompetenza territoriale su cui i giudici si sono riservati. In primo grado Bossi era stato condannato a 2 anni e sei mesi mentre Belsito a 4 anni e dieci mesi. Sanavio, Turci e Aldovisi rispettivamente a due anni e otto mesi, due anni e otto mesi e un anno e nove mesi.

L’inchiesta era deflagrata nel 2012 e aveva portato alle dimissioni del fondatore del Carroccio. Secondo l’accusa, Bossi e Belsito avrebbero truffato il Parlamento facendosi rimborsare oltre 48 milioni di euro. Da quel processo è nata la vicenda dei sequestri dei soldi al partito: il tribunale aveva ordinato la confisca della cifra dai conti della Lega. La procura di Genova ne ha trovati poco più di due milioni e il resto lo ha sequestrato agli imputati. Era nata una battaglia legale con decisioni discordanti tra i pm genovesi e i magistrati del tribunale e del riesame: i primi sostenevano che il sequestro nei confronti della Lega dovesse proseguire anche per le cifre future, mentre gli altri che si dovessero fermare a quanto già trovato. Nelle scorse settimane la Cassazione aveva messo la parola fine dando ragione alla procura. Quando gli ermellini depositeranno le motivazioni verrà fissata una nuova udienza davanti al tribunale che “ratificherà” quanto stabilito dalla suprema corte. Nel frattempo i pm hanno aperto una inchiesta per riciclaggio dopo l’esposto presentato da Aldovisi: l’ex revisore sostiene infatti che chi venne dopo Bossi fece sparire i soldi dai conti del partito per trasferirli all’estero.