Il bollettino della giornata sul governo M5s-Lega è come al solito all’insegna degli alti e dei bassi. Resta la differenza dei toni – Salvini più “realista”, Di Maio più ottimista -, ma i tavoli di lavoro sul patto per il programma continuano. Resta il problema, ancora insormontabile, del nome da spendere come presidente del Consiglio: se i 5 stelle restano su Giuseppe Conte, i leghisti, dopo aver bruciato il loro Giulio Sapelli, non hanno per ora dato altre risposte. In serata c’è stato un nuovo incontro.

E al termine entrambi i leader sono intervenuti con video sui social. Il primo è stato Di Maio: “Il punto nevralgico è il contratto, qui ci sono alcuni temi da chiarire, alcuni punti da dirimere. I nomi vengono dopo”, ha detto. “Serve coraggio, non dico di Salvini, ma è il momento del coraggio“. 

. Poi, a rivolgersi agli elettori con toni meno duri di quelli usati lunedì al Quirinale, è stato Matteo Salvini, sempre su Facebook: “Siamo al tratto finale. Se riusciremo a trovare un punto di equilibrio tra Lega e centrodestra e M5s si parte”Lavoro per vedere fino all’ultimo se ci sarà possibilità di trasformare in fatti i nostri programmi. L’alternativa è il voto”. Anche in questa occasione il segretario della Lega ha annunciato la volontà di far votare alla base la proposta di accordo di governo:  “Se ci fosse l’accordo vorrei che foste voi ad approvarlo, non online, ma nelle piazze italiane. Il vostro via libera mi darebbe molta forza”.

Le poche informazioni uscite in queste ore riguardano la bozza di contratto di governo. Secondo fonti dei Cinquestelle i punti di disaccordo rappresentano il 5 per cento delle 39 pagine che compongono finora il contratto: si tratta in particolare dei costi della politica (su cui il M5s ha una posizione più avanzata, in particolare sul taglio degli stipendi dei parlamentari) e sulla riforma dei trattati europei (sulla quale i due movimenti si dividono sulle modalità da far valere con l’Unione Europea). Quest’ultimo diventa un punto centrale per tutta la partita. E’ di oggi, d’altra parte, un intervento del commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos che diventa un assist al leader leghista: “Dall’Europa – risponde il capo del Carroccio ennesima inaccettabile interferenza di non eletti. Noi abbiamo accolto e mantenuto anche troppo, ora è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti“. Una polemica che Di Maio non lascia al solo segretario della Lega e vuole dimostrare che sul punto non c’è differenza: “Abbiamo attacchi continui – scandisce il capo politico dei Cinquestelle in un video su facebook – Anche oggi da qualche eurocrate non eletto da nessuno. Il Financial Times parla di nuovi barbari, ma come vi permettete? Io più vedo questi attacchi, più sono motivato, perché vedo tanta paura di un certo establishment del cambiamento. Ma chi ha paura del cambiamento oggi è nostro nemico, chi lo vuole invece lotti con noi”. Per Di Maio è “la grande occasione per il cambiamento. I presupposti ci sono? Dipende, ma se ci riusciamo sarà una bomba“. L’Europa, dunque, diventa il centro del confronto tra Cinquestelle e Lega. L’ipotesi di una rottura, spiega meglio Salvini, “sarà una scelta presa da entrambi, ci sono alcuni temi su cui siamo lontani ed è chiaro che non possiamo andare a Bruxelles con un governo che rappresenti due idee lontane”. 

Salvini: “Ottimista, ma anche realista”. Di Maio: “Andare fino in fondo”
Se Salvini si definisce “ottimista” ma precisa che “i giorni passano e sono anche realista“, per Di Maio è il momento di “andare fino in fondo” precisando una volta di più che “nella nostra storia abbiamo proposto un contratto non un’alleanza, perché delle altre forze politiche non ci siamo mai fidati“. Nel fine settimana i Cinquestelle organizzeranno anche gazebo in tutte le città per illustrare il programma che per quei giorni sarà concluso. Resta da capire, invece, quando verrà fissato il voto online sulla piattaforma Rousseau. Tra i punti toccati da Di Maio una legge sull’acqua pubblica “nel rispetto del referendum del 2011“, la riduzione delle tasse e il reddito di cittadinanza, “che non è uno slogan ma permette a un padre di avere il tempo di cercarsi un altro lavoro”, il “carcere per gli evasori”. Infine, “siamo riusciti a ottenere il taglio delle pensioni d’oro, che le opere pubbliche non costino più il doppio o il triplo”. Anche Di Maio parla di vincoli europei da rivedere. Qui la differenza con la Lega sta nelle modalità di chiedere agli altri Paesi di modificare i trattati. Di Maio usa la parola “dialogare”: “E’ in Ue che si gioca la partita importante per finanziare tutte le misure economiche che diano diritti sociali agli italiani” spiega.

Contratto, obiettivo chiudere entro giovedì
Nel frattempo i tavoli tecnici delle due forze politiche proseguono il lavoro. Una trattativa che prosegue in una situazione che è quasi sospesa, tra le retromarce di Salvini, il fantasma di nuove elezioni, il convitato di pietra Silvio Berlusconi e le votazioni degli attivisti di entrambi i movimenti previste entro il fine settimana. L’obiettivo è chiudere entro giovedì. Entro stasera, intanto, i due leader si vedranno di nuovo. La notizia di oggi è che il programma si è allungato a 39 pagine e, secondo fonti del M5s citate dall’Ansa, i punti di disaccordo si limiterebbero al 5 per cento del totale. Tra questi anche la revisione dei trattati europei (qui la differenza sta nelle modalità di chiedere modifiche) e il taglio dei costi della politica (come la riduzione degli stipendi dei parlamentari, chiesta dal M5s). Tra i punti inseriti l’abolizione della tassa di soggiorno nelle città turistiche. 

Borghi (Lega): “Le rivoluzioni non si fanno gratis, trattati Ue da rivedere”
Il responsabile economico della Lega Claudio Borghi Aquilini, per esempio, puntualizza che “le rivoluzioni non si fanno gratis. I trattati europei vanno rivisti. Deve essere chiaro a tutti che i cittadini si aspettano da noi un cambiamento vero e noi abbiamo il mandato preciso di attuare questa volontà. Prima devono venire le cose da fare e solo poi regole assurde scritte molti anni fa per un mondo che era del tutto diverso”. Se l’ostacolo alla messa in sicurezza di una scuola, o all’aiuto per chi è rimasto senza reddito e senza pensione, è un trattato europeo, vuol dire che questo trattato è sbagliato e va cambiato”.

Buffagni (M5s): “Meglio patti chiari che governo senza cambiamento”
Il deputato M5s Stefano Buffagni, uno dei tecnici al lavoro e tra i collaboratori più stretti di Di Maio, cerca di riportare ordine: “Il problema sono i temi, si sta discutendo – dice uscendo da Montecitorio – Ci sono dei punti nevralgici e sono convinto che si possa trovare una soluzione“. Il parlamentare ammette che “ci sono ancora punti da rivedere, evidentemente è meglio avere patti chiari e amicizia lunga piuttosto che fare a tutti i costi un governo che non riesce a fare il cambiamento”. Su facebook chiede pazienza agli elettori e soprattutto ai giornali: “Sono l’unico a pensare che servirebbe un po’ più di equilibrio nel commentare questa trattativa ed un po’ più di amor proprio per l’Italia? – si chiede – Se lo fanno in Germania è segno di maturità politica; se lo facciamo in Italia è una presa in giro“. In serata un messaggio su Facebook anche da parte del senatore Gianluigi Paragone (M5s).