Donald Trump torna a puntare il dito contro l’Iran: “Sono in arrivo sanzioni molto severe”, ha detto il presidente americano, ribadendo come l’accordo del 2015 sul programma nucleare del regime di Teheran sia “terribile”. Se l’Iran dovesse riprendere il suo programma “ci saranno conseguenze molto severe”, ha proseguito il capo della Casa Bianca parlando coi giornalisti a margine di un incontro con i ministri del suo governo.

Se Trump martedì aveva deciso di non rinnovare l’intesa raggiunta dal cosiddetto 5+1 con Teheran sul programma di arricchimento dell’uranio affermando di avere le prove “definitive” che Teheran ha violato l’intesa come sostenuto da Israele, il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Yukiya Amano, ha ribadito oggi che il Paese rispetta pienamente i suoi impegni relativi all’accordo sul suo programma nucleare del 2015. “In base all’intesa, l’Iran è sottoposto al sistema di verifica nucleare più stringente al mondo, il che rappresenta una significativa garanzia in più”.

Ora il mondo attende la replica di Teheran. “In risposta alle persistenti violazioni degli Usa e al ritiro illegale dall’accordo nucleare, come richiesto dal presidente Rohani porterò avanti uno sforzo diplomatico per capire se i rimanenti partecipanti all’accordo possano garantire tutti i benefici per l’Iran. Il risultato determinerà la nostra risposta”, ha twittato il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Ieri il presidente Hassan Rohani aveva annunciato in diretta tv che Zarif si sarebbe recato nei Paesi ancora impegnati nell’accordo dopo il ritiro degli Stati Uniti: Cina, Francia, Germania, Russia e Regno Unito.

Dinanzi alla decisione di Trump, l’Unione europea sembra procedere unita. “Credo che Trump abbia commesso un errore – ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ai microfoni di Radio anch’io – questa scelta non aiuta il processo di pace in Medio oriente e punta all’isolamento degli Usa”. “Le politiche di Trump sull’accordo nucleare con l’Iran e il commercio si troveranno di fronte un approccio europeo di unità”, ha twittato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, indirizzando la sua risposta direttamente all’account del presidente Usa @realDonaldTrump. “I leader Ue affronteranno entrambe le questioni al vertice di Sofia la prossima settimana”, ha sottolineato Tusk. I 28 saranno in Bulgaria per il summit informale sui Balcani occidentali giovedì 17 maggio.

La Germania resta “vincolata” all’accordo, ha detto Angela Merkel a Berlino. La cancelliera tedesca ha affermato che la decisione di Trump è “grave“, e “produce preoccupazioni e rammarico”. Emmanuel Macron ha parlato al telefono con il presidente iraniano, Hassan Rohani, ribadendo “la volontà della Francia di continuare ad applicare l’accordo in tutte le sue parti. E ha sottolineato l’importanza che l’Iran faccia la stessa cosa”, ha reso noto l’Eliseo.

“Chiedo agli Usa di evitare di prendere iniziative che possano impedire ad altri di continuare a far funzionare l’accordo nell’interesse collettivo della nostra sicurezza nazionale”, è la richiesta di Boris Johnson. Il ministro degli Esteri britannico ha anche chiesto all’Iran di “rispondere con moderazione alla decisione Usa e di continuare a rispettare gli impegni presi”.

Anche gli altri due Paesi membri del 5+1, Russia e Cina, usano toni critici. Vladimir Putin ha discusso la questione con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza della Federazione russa e si è detto “profondamente preoccupato per la decisione, sottolineando ancora una volta l’importanza di questo documento”, ha fatto sapere Dmitry Peskov, portavoce del presidente. Che oggi ha ricevuto il premier israeliano Benjamin Netanyahu, favorevole alla decisione di Washington.

Pechino critica la decisione di Washington tramite le parole di Gong Xiaoshe, inviato speciale della Cina per il Medio Oriente, ha sollecitato tutte le parti a rimanere nell’accordo nucleare iraniano e a risolvere la disputa attraverso il dialogo, definendo l’accordo multilaterale “molto serio e importante”. A suo parere l’intesa aiuta a mantenere il sistema internazionale di non proliferazione nucleare e promuove la pace e la stabilità in Medio Oriente. “Avere un accordo – ha sottolineato – è meglio che niente, il dialogo è più efficace dello scontro”.