Due attentati kamikaze a Kabul in cui hanno perso la vita almeno 29 persone, fra cui nove giornalisti e diversi soccorritori. Tra i reporter uccisi anche il fotografo dell’Agence France Presse (Afp) Shah Marai Fezi, due giornalisti afghani e un cameraman di Tolo Tv. Nel sud-est del Paese, nella provincia di Khost, è stato invece ucciso con colpi d’arma da fuoco un giornalista della Bbc, Ahmad Shah. Il portavoce del ministero della Sanità del Paese ha aggiunto che a Kabul hanno perso la vita anche altri cronisti di Tv1, Jahan Tv, Mashal e Radio Azadai. Tutti con meno di 30 anni, secondo quanto sostenuto da Reporters sans Frontières. Un terzo attacco, nel sud dell’Afghanistan, avvenuto durante il passaggio di un convoglio Nato, che ha portato alla morte gli 11 studenti di una scuola coranica situata poco distante. E ancora una quarta esplosione, provocata da un ordigno rudimentale nella provincia orientale di Nangarhar: ucciso il capo della polizia locale e ferite quattro persone.

Gli attentati a Kabul – Due kamikaze si sono fatti esplodere, a distanza di 30 minuti l’uno dall’altro, nel centro della capitale afghana. Fonti di polizia parlano di almeno 29 morti e più di 49 feriti: fra le vittime ci sono anche nove giornalisti e diversi soccorritori. Secondo i media internazionali, “la seconda esplosione era mirata a colpire i cronisti accorsi per copre l’attacco”. La strage è stata rivendicata dall’Isis, con un comunicato rilanciato dalla sua agenzia di stampa Amaq: “Negli attacchi hanno perso la vita fra 90 e 100 persone”, si legge. L’ultimo attentato risale a meno di una settimana fa. 

Secondo le ricostruzioni, la prima esplosione si è verificata nel quartiere di Shashdarak, vicino al Dipartimento nazionale di sicurezza, ed è stata provocata da un kamikaze in motocicletta. La seconda è avvenuta dopo 30 minuti quando sul posto erano già arrivati i soccorsi e gli operatori della stampa. Come riporta il portavoce della polizia locale, Hashmat Stanekzai, l’autore dell’attacco si è fatto esplodere in mezzo ai cronisti e ai soccorritori.

“Ero in una zona bunkerizzata, e ho sentito un forte botto. Ci siamo mossi dopo la prima esplosione”, ha raccontato all’Ansa Andrea Salvadore, un regista della Rai che si trova nella capitale afgana per girare un documentario sui soldati italiani nel Paese. “Stiamo per prendere un elicottero per andare in un posto a dieci minuti da qui”. Salvadore ha poi sottolineato di non avere ancora visto il sito della strage: “Fuori a Kabul non esce nessuno, parlo di italiani o forze Nato. Non esce nessuno se non con una protezione massima”.

“Gli Stati Uniti condannano con forza gli efferati attacchi di Kabul”, si legge in una nota rilasciata dall’ambasciata americana nella capitale afghana. “Esprimiamo il nostro cordoglio alle famiglie, agli amici e ai colleghi di tutte le vittime, tra cui ci sono anche alcuni coraggiosi giornalisti. Laddove i media sono in pericolo, sono minacciati tutti i diritti umani“. Gli Usa ribadiscono inoltre l’impegno al fianco del “popolo e del governo dell’Afghanistan nella battaglia contro il terrorismo”. Messaggi di condanna anche dalla comunità internazionale. “Questo attentato, alla vigilia della Giornata mondiale della libertà di stampa, è un attacco diretto alla libertà di espressione – ha detto in una nota il rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per l’Afghanistan, Tadamichi Yamamoto – e provoca inenarrabili sofferenze per le famiglie afghane”.

Attacco contro la Nato – Nella provincia meridionale di Kandahar un uomo si è fatto saltare in aria durante il passaggio di un mezzo dell’organizzazione atlantica. Ma nell’esplosione è rimasta coinvolta anche una madrassa (scuola coranica) situata a bordo strada. Come riporta Qasim Afghan, il portavoce della polizia locale, sono tutti morti gli undici bambini che si trovavano al suo interno e sono rimasti feriti anche otto soldati romeni.

Esplosione nella provincia di Nangarhar  – L’attentato è stato segnalato dall’emittente Tolo tv di Kabul. Nella deflagrazione dell’ordigno rudimentale, avvenuta di prima mattina nel complesso che ospita il governo del distretto di Behsud, ha perso la vita il capo della polizia criminale locale. Sono rimasti feriti, invece, il vice governatore distrettuale e tre agenti.

France Press e Bbc, i due reporter morti – Ahmad Shah, che aveva 29 anni e da uno lavorava col team afghano della Bbc, è stato ucciso nella provincia di Khost. I talebani hanno precisato di non essere responsabili dell’assassinio, sostenendo anzi che “Shah proveniva dall’Emirato islamico (l’organizzazione dei talebani, ndr.)”, ed “era un vero professionista”. Per la sua morte, dice infine in un tweet il portavoce degli insorti Zabihullah Mujahid, “esprimiamo il nostro più profondo dolore”.

Il fotografo di Afp, Shah Marai, ucciso a Kabul, era invece a capo dell’ufficio dell’agenzia nella capitale afghana. Quarantotto anni, lavorava per France Press dal 1996 e aveva dato un grande contributo a seguire i fatti in Afghanistan quando il Paese era sotto il regime dei talebani e durante l’invasione Usa del 2001. “Siamo devastati dalla morte del nostro fotografo Shah Marai, che testimoniava da oltre 15 anni la tragedia che colpisce il suo Paese. La direzione di AFP saluta il suo coraggio, la sua professionalità e la generosità di questo giornalista che aveva seguito decine di attentati prima di rimanere lui stesso vittima della barbarie”, è il messaggio di AFP affidato alla portavoce Michèle Léridon.

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