Un duplice attentato colpisce l’Afghanistan che si prepara alle elezioni del 20 ottobre. A Kabul un kamikaze si è fatto esplodere tra la folla riunita fuori da una scuola femminile adibita a centro per la registrazione degli elettori. Il portavoce del ministero degli Interni, Najib Danish, ha riferito che il kamikaze, a piedi, con indosso un giubbetto esplosivo, si è fatto saltare in aria fuori dall’istituto, situato in un distretto a maggioranza sciita nella zona ovest della città. Il ministro della Sanità, Wahid Majroh ha fatto sapere che l’esplosione ha ucciso almeno 57 persone e ne ha ferite 120. Lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità nell’attacco con un comunicato inviato all’agenzia di stampa Amaq.

L’assalto alimenta le crescenti preoccupazioni sulla sicurezza per il voto di ottobre, che è considerato un test in vista delle presidenziali del 2019. Molti cittadini si erano recati nell’istituto per ottenere i certificati nazionali di identificazione, necessari a iscriversi per votare. Le registrazioni degli elettori sono cominciate lo scorso 14 aprile sotto rigide misure di sicurezza: polizia ed esercito sono incaricati di pattugliare i centri elettorali.

Sempre oggi, un altro attacco è avvenuto in un centro elettorale di Pul-e-Khumri City, capoluogo della provincia settentrionale di Baghlan, dove un’esplosione avvenuta a lato strada ha causato la morte di sei persone, fra cui tre donne e due bambini. Fonti amministrative locali hanno indicato che l’attentato ha avuto caratteristiche simili a quello realizzato a Kabul.

Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha condannato entrambi gli attacchi, definendoli “efferati”. Condanna anche dalla Nato e dagli Stati Uniti. “Questa violenza senza senso mostra la codardia e la crudeltà dei nemici della democrazia e della pace in Afghanistan”, ha scritto su Twitter l’ambasciatore Usa, John Bass.

L’ultimo grande attacco a Kabul risaliva al 21 marzo, quando un kamikaze dall’Isis si era fatto esplodere tra la folla che celebrava il Nawruz, il Capodanno persiano, uccidendo 33 persone. Da allora la situazione era rimasta relativamente calma, mentre si attende con timore che i talebani, che hanno fatto sapere di non aver avuto un ruolo negli attacchi, lancino l’abituale offensiva di Primavera. I talebani sono sotto pressione, fra l’altro, per accettare l’offerta di pace avanzata a febbraio dal presidente Ghani, ma finora il gruppo non ha dato risposte.