Ci si affanna a trovare un senso a questa vita, eppure è a portata di mano: il tatto. Il tatto, in ogni sua forma: quella fisica e quella spirituale.

Partiamo da quella spirituale; in un bellissimo film di François Truffaut – Baci rubati – viene spiegata mirabilmente la differenza tra il tatto e l’educazione.

Immaginiamo un signore che abbia bisogno di andare in bagno durante una festa a casa di amici; il signore apre la porta del bagno e trova una donna. Se è una persona educata dirà: “Scusi, signora” e richiuderà immediatamente la porta. Il tatto è invece una forma superiore di educazione.

Immaginiamo lo stesso signore. Deve andare in bagno, apre la porta, trova una donna e invece di dire “Scusi, signora”, l’uomo di tatto dirà: “Scusi, signore”. Sono sfumature, ma è proprio
nelle sfumature che si racchiude il senso profondo dei nostri gesti.

E ora immaginiamoci un mondo pervaso da questo senso del tatto. Le guerre non sarebbero più possibili, le bombe non sarebbero più intelligenti perché le vittime non sono mai collaterali, le vittime sono sempre fondamentali, centrali, assolute. Gli stupri non esisterebbero perché prima di entrare dentro una donna l’uomo di tatto chiederebbe sempre: “È permesso?”. Il suicidio non avrebbe ragion d’essere perché sarebbe irrispettoso nei confronti della morte; non si rubano i mestieri, a ognuno la propria vocazione. E così, per effetto domino, il mondo diventerebbe un posto migliore. Anche se sul suicidio ho delle riserve, un uomo di tatto molto malato potrebbe uccidersi per non essere di peso al prossimo.

Anche il tatto ha le sue infinite interpretazioni, ma in linea generale un mondo di tatto è preferibile a un mondo implacabile. Per esempio, la corruzione sparirebbe dalla scena politica; c’è già la vita che ci corrompe giorno dopo giorno con millimetrica precisione, aggiungere corruzione alla corruzione sarebbe considerata una tautologia impropria, un’illecita invasione di campo metaforica. Gli amori non finirebbero mai; dire addio sarebbe considerata una enfatizzazione cardiaca e la persona di tatto rifugge l’enfasi come la peste. I tradimenti perderebbero tutta la loro carica drammatica, non ci sarebbe più il femminicidio; l’uomo di tatto che sorprende la propria donna a letto con un altro reagisce con queste flemmatiche parole: “Amore, appena hai finito questa ulteriore sperimentazione fallica della tua enigmatica femminilità, vieni in cucina che non riesco a trovare il sale”.

Non sarebbe un mondo meraviglioso se tutti avessero tatto?

E veniamo al tatto inteso come uno dei cinque sensi che abbiamo a disposizione per orientarci nel mondo.

C’è un estremo bisogno di tornare a toccare il mondo, un nuovo battesimo tattile, la terra promessa di una rinnovata aderenza al Creato. L’onnipresenza del digitale ha creato una sorta di nebbia psichica; a volte sogno di scrivere queste parole intingendo il pennino nell’inchiostro, senza la nevrosi digitale di una tastiera, in una boccetta d’inchiostro c’è la poesia: sospensione di pigmenti in un fluido disperdente e lavorato con petrolio. La sentite la poesia? Il richiamo alla terra è presente nel petrolio e poi c’è quella meravigliosa espressione: sospensione di pigmenti in un fluido disperdente. Dove c’è sospensione c’è poesia, c’è il ricamo dell’attesa contro un mondo che glorifica il godimento immediato e volgare.

Bisogna tornare a toccare il mondo, a sentirlo parte di noi e di una cosa sono sicuro: se l’amore è cieco, per fortuna il sesso è scritto in braille. Ci sono anche le bollette in braille per gli utenti ipovedenti, e dobbiamo farci insegnare il tatto dalla burocrazia? Vi farò una confessione: in questo momento mi sto toccando ed è proprio per questo che ora devo assentarmi piacevolmente e lasciarvi a riflettere con tatto su queste parole.