C’è un bicchiere di passito ad accompagnare le trattative per il governo nella giornata inaugurale del Vinitaly a Verona. Uno Sforzato, colore rosso rubino, prodotto nella zona di Sondrio in Valtellina. Lo offre Matteo Salvini a Luigi Di Maio, metaforicamente, “perché si deve sforzare a fare qualcosa di più”. Ma l’incomunicabilità continua al di là dei calici di vino, visto che arrivando a Verona il capo politico del M5s replica: “Chi si ostina a proporre un centrodestra unito propone una strada non percorribile e che può fare anche danno” al Paese. E Di Maio ricorda anche che “l’ipotesi di un governo del cambiamento la proponiamo anche al Pd“. Se il leader della Lega cerca di ricucire con i Cinque stelle, nel frattempo palesa l’ennesima frattura nel centrodestra. L’ipotesi di un governo autorevole lanciata da Silvio Berlusconi sul Corriere della Sera “per mediare tra Usa e Russia nella crisi siriana” è assolutamente smentita da Salvini: “Mai“, ha detto prima di entrare nel padiglione del Veneto. 

La frattura Salvini-Berlusconi – “Cosa offrirei a Berlusconi? Un bicchiere di Fanta. Non è buona ma è tanta“, replica a una domanda con una battuta il leader del Carroccio. Che poi ribadisce “il mio obiettivo” di avere un centrodestra unito, specificando però: “Spero sia l’obiettivo anche degli altri”. Tutte le distanze e discordie con il suo “alleato” Berlusconi emergono se l’argomento è la Siria. L’ex premier nella sua lettera al Corriere parla di una “leale e indiscussa amicizia prima di tutti verso gli Stati Uniti“, mentre “la Russia di Putin” è “un partner strategico”. Per Salvini invece la priorità, appena fatto il governo, è far “saltare le sanzioni contro Mosca”.

L’incomunicabilità con il M5s – Se per Berlusconi c’è la Fanta, Salvini un bicchiere di buon vino lo offrirebbe a Di Maio, ma non da bere vis-à-vis: “Non c’è nessun incontro in programma”. Il leader della Lega arriva alla fiera di Verona poco dopo le 10.30 avvertendo e, esordendo subito con una metafora enologica, dice: “Un bicchiere di vino lo berrei con tutti: sono altri che non hanno deciso che vino bere”. “Sono stufo – aggiunge poi in diretta Fb – o si fa il governo che è emerso da chi ha vinto le elezioni o andiamo al voto e non se ne parla più”. Il leader della Lega si riferisce ancora a Berlusconi e Alessandro Di Battista: non vuole “perdere tempo” con “questi che si insultano, tu sei brutto, tu sei cattivo, tu sei un delinquente, non sei democratico, tu non sei capace“.

“Voglio che sappiate che il M5s è al lavoro per un governo che dia risposte“, dice invece Di Maio arrivando al Vinitaly. “Un centrodestra unito, come si è visto anche dalle immagini del Quirinale, non esiste”, aggiunge, e chi “si ostina a sostenerlo fa un danno” al Paese. “Noi non siamo fermi, lavoriamo per un contratto di governo sui temi, per capire gli obiettivi comuni tra il programma del M5S e quelli della Lega e del Pd”. Di Maio ricorda che “l’ipotesi di un governo del cambiamento la proponiamo anche al Pd” e fa un appello “al senso pratico” rivolto a tutti: “Non ci si può fermare e bloccarsi sulle logiche politiche”. Sull’ipotesi di un mandato esplorativo alla presidente del Senato Elisabetta Casellati chiosa: “Questo lo decide il presidente”.

Bernini: “Danno lo fanno i veti del M5s” – A rispondere a Di Maio non è Salvini ma Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia: “Il centrodestra unito è la coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti alle ultime elezioni”, afferma. Poi riprende la battuta di Berlusconi al Quirinale dicendo che “in democrazia, di cui ci si augura tutti conosciamo almeno l’abc“, la maggioranza alle urne è “un impegno assunto verso i cittadini e un preciso obbligo di rappresentanza della fiducia accordata”. “Il vero danno – conclude Bernini – lo produce M5S quando con veti e persino insulti e volgarità, trasmette al Paese un messaggio di inutilità ed impotenza”.

Marcucci: “Di Maio parla di Pd per alzare il prezzo con la Lega” – Nella bagarre del Vinitaly si inserisce anche Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato che interpellato al telefono, commenta l’invito al dialogo che il leader M5s ha rivolto ai dem: “Di Maio insiste con una vecchia tattica che non porta da nessuna parte. Chiama in causa il Pd per alzare il prezzo con la Lega”. “In ogni caso le distanze programmatiche sono talmente marcate – sostiene Marcucci – da non consentire al Pd nessun sostegno ad un governo Di Maio”.