Nelle ultime 48 ore il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, si è dovuto sottoporre alle domande dei senatori e dei deputati del Congresso degli Stati Uniti sullo scandalo dei dati sottratti illegalmente dalla società di consulenza Cambridge Analytica a danno di 87 milioni di utenti.

Nei giorni in cui la vicenda è esplosa, Facebook è crollato in borsa perdendo 80 miliardi di dollari. Da quando Zuckerberg è sceso in campo però – mettendoci la faccia e ammettendo gli errori, fra stress ed ironia – il titolo è ricominciato a salire (+4,5% durante la prima giornata, in crescita anche nelle ultime ore).

Dal punto di vista della comunicazione il giovane fondatore del social network e la sua azienda se la stanno cavando bene. Creando empatia – oltre che ammettere di aver commesso degli errori – con frasi del tipo “ho creato Facebook in un dormitorio di Harvard” e “anche i miei dati sono stati violati”, come a dire che anche lui è un utente qualunque, non ha più difese di noi comuni mortali, altrimenti ci avrebbe protetti.

Ma al di là delle parole, è il linguaggio non verbale di Zuckerberg a rivelare la sua cura per la comunicazione persuasiva. Siamo abituati a vederlo in t-shirt, mentre durante le due giornate di audizione al Congresso Usa ha indossato un abito blu con cravatta dello stesso colore, in tonalità più chiara il primo giorno, più scura il secondo.

Perché Zuckerberg si è vestito di blu? Nella psicologia dei colori il blu è associato al concetto di sicurezza. Il blu è un colore molto usato nel marketing e in politica per ispirare affidabilità, stabilità e protezione. Il problema della protezione dei nostri dati è sempre stata la barriera da superare per conquistare la nostra fiducia. Per questo lo stesso logo di Facebook è blu. Lo stesso colore è usato da altri celebri social network come Twitter e Linkedin.

Il blu, dato che dà senso di sicurezza e protezione, è anche il colore dell’Onu e della Nato. Come di celebri banche (alle quali affidiamo i nostri soldi) e carte di credito (soldi e dati da proteggere, soprattutto quando compriamo online). Non è un caso quindi che Zuckerberg abbia scelto questo vestito.

Un altro modo in cui Facebook ha cercato di tranquillizare gli utenti è attraverso un link dal quale ognuno di noi può verificare se i propri dati sono stati usati da Cambridge Analytica e dei messaggi di avviso agli utenti coinvolti dalla violazione. Si stima che in Italia siano stati violati circa 214mila profili.

Ho chiesto a chi mi segue su Facebook se qualcuno di loro avesse ricevuto il messaggio in cui il social network ti avvisa della possibile violazione a tuo danno. Un utente mi ha risposto positivamente, si tratta di una candidata del MoVimento 5 stelle alla Camera alle ultime elezioni, è Mascia Aniello, di Terni. Mi ha inviato lo screenshot che vedete qui sotto.

 

Ecco la traduzione.

Comprendiamo l’importanza di mantenere i tuoi dati al sicuro. Abbiamo bandito l’app “This Is Your Digital Life”, utilizzata da uno dei tuoi amici su Facebook. L’abbiamo fatto perché l’app potrebbe aver utilizzato in modo improprio alcune delle tue informazioni di Facebook condividendole con una società chiamata Cambridge Analytica. Nella maggior parte dei casi, le informazioni erano limitate al profilo pubblico, ai Mi piace della pagina, al compleanno e alla città corrente. Puoi scoprire di più su cosa è successo e su come rimuovere app e siti web in qualsiasi momento, se non vuoi più dare accesso alle tue informazioni di Facebook. C’è ancora del lavoro da fare, ma ci impegniamo ad affrontare gli abusi e a metterti in controllo della tua privacy.

Un messaggio di trasparenza che può sicuramente aiutare a calmare gli animi. Ma in che modo attraverso questa violazione si sarebbero influenzate le campagne? Christopher Wylie, l’analista di Cambridge Analytica, ha detto che l’Italia è stato «l’unico Paese che ha lavorato con noi». Questa dichiarazione ha fatto partire le verifiche dell’intelligence e della Polizia postale, su richiesta dei magistrati romani.

Secondo le prime verifiche, nelle settimane prima delle elezioni del 4 marzo, sarebbero stati utilizzati almeno cinque profili falsi per pubblicare post sull’immigrazione, coinvolgendo gli utenti profilati da Cambridge Analytica. In tutti questi profili comparirebbe la parola “Salvini”. Siamo sicuri che questa azione da parte di soli cinque profili sia opera dei britannici e questo c’entri con la violazione dei dati?

Ho chiesto a Mascia Aniello se avesse visto un incremento di post razzisti e della Lega fra i contenuti che le apparivano su Facebook. Mi ha detto di no. Le sue amicizie sono principalmente fra i Cinquestelle (lei è attivista del M5s da tempo), i contenuti sulla Lega che le capitano sono rari, mi ha spiegato. Ma Cambridge Analytica fra i suoi servizi principali propone ai partiti delle campagne di Facebook Ads, ovvero contenuti sponsorizzati. Ho chiesto a Mascia se avesse visto pubblicità della Lega su Facebook o comunque articoli di blog sponsorizzati riguardo l’immigrazione e altri temi populisti. Niente, nessuna sponsorizzazione al riguardo ha detto.

È solo un caso, certo, ma si tratta di una persona coinvolta in politica quindi le probabilità di finire nel target di chi vuole influenzare le elezioni è molto alta. La violazione dei dati c’è stata, per stessa ammissione di Facebook, su questo non ci sono dubbi. Ma sull’influenza di Cambridge Analytica nel voto italiano ne ho molti.