I contatti ufficiali ancora non ci sono. Ma lo spazio è aperto e si è alzato un alito di vento che può provocare mareggiate anche in Italia: il Movimento Cinque Stelle a Bruxelles sta valutando di formare un gruppo insieme a En Marche, fondato dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Per il post-voto del 2019, quando non ci saranno più gli attuali alleati euroscettici inglesi, i grillini hanno in testa un altro piano. “Non c’è ancora stato un incontro, ma potrebbe esserci prima dell’estate. Perché noi sicuramente molleremo l’Ukip di Nigel Farage e stiamo considerando tutte le opzioni per essere più efficaci nelle nostre battaglie”, spiegano diverse fonti del M5s a ilfattoquotidiano.it. “Valuteremo se ci sono le condizioni per il dialogo – si spiega – Non abbiamo chiusure verso nessuno, ma le alternative non sono molte”. L’ipotesi, molto più concreta di come appare vista dall’Italia, è legata con un doppio filo a quello che succederà dopo le consultazioni del Quirinale. “Stiamo aspettando di vedere quali intese andranno in porto e che tipo di evoluzioni ci saranno – continuano le fonti dei Cinquestelle – E’ chiaro che se si fa un accordo con la Lega, è difficile parlare con Macron. Diverso sarebbe se trovassimo l’appoggio del Pd senza Renzi“. Non è un caso che la notizia sia uscita in questi giorni di trattative e colloqui: il Foglio è stato il primo a darne conto con un articolo a firma di Salvatore Merlo, poi la notizia è stata ripresa dal Corriere della Sera e da Repubblica. Nel merito si sono espressi alcuni esponenti vicini al partito di Macron, c’è chi è stato possibilista e chi ha chiuso categoricamente. Infine, il 29 marzo, è scoppiato il caso: un comunicato definisce il M5s “populista” e la stampa italiana lo rilancia come fosse la replica ufficiale di En Marche. In realtà è solo di un’associazione vicina al partito, ma non lo rappresenta. Da En Marche  scelgono in realtà di rispondere su Twitter: “Chi parla – confermano – si esprime a titolo personale”. Un messaggio chiaro, ma che non è una smentita. L’ufficio stampa del partito, contattato da ilfatto.it, non rilascia commenti. Dallo staff della comunicazione M5s all’Europarlamento replicano con un no comment. L’operazione è complicatissima e tutto è molto prematuro.

Ma la verità è che nei corridoi del Parlamento europeo la voce circola da tempo: le dinamiche nazionali, sia in Italia che in Francia, cambieranno notevolmente la composizione dell’assemblea di Strasburgo dopo il voto del 2019. Due i dati più significativi: da una parte il partito del presidente Macron molto probabilmente porterà a Bruxelles un gruppo consistente di eurodeputati che potrebbero pesare molto nell’arco parlamentare e non hanno una casa d’appartenenza (nonostante l’origine del leader sia quella dell’ala destra dei socialisti); dall’altra parte il Movimento 5 Stelle, se fosse confermato il trend delle elezioni nazionali, aumenterà i suoi eurodeputati e sarà costretto, molto più volente che nolente, a mollare gli euroscettici dell’Efdd. “Ci stiamo guardando intorno – ribadiscono al fatto.it le fonti M5s – perché vorremmo dopo le elezioni 2019 trovarci nelle condizioni per lavorare bene. Qui a Bruxelles siamo riusciti a smarcarci dall’immagine degli incompetenti che demonizzano l’Europa e vorremmo poter avere un gruppo che ci permetta di essere incisivi senza ogni volta dover scalare le montagne. E’ cambiata la nostra considerazione qui: uno dei nostri (Fabio Massimo Castaldo, ndr) è stato eletto vicepresidente e ci vengono assegnati senza problemi anche dossier di peso“. Senza contare che i renziani che – l’ex prodiano Sandro Gozi in prima fila – avevano promesso a Macron grande sostegno e addirittura un’ipotesi di avvicinamento a prescindere dai socialisti, probabilmente alle prossime Europee potrebbero diventare quasi ininfluenti.

Poi c’è la controparte. Per Macron – è il ragionamento fatto a ilfatto.it da fonti vicine al presidente francese – la logica è quella di valutare solo quanto peso potranno avere sia En Marche che il M5s nel Parlamento europeo che verrà: ovvero guardare i numeri. E, visto che i socialisti francesi alle Presidenziali sono crollati al 6 per cento e che il Pd italiano ha raggiunto a malapena il 18 alle Politiche, forse sarà davvero necessario guardare oltre. A Bruxelles e a Parigi, leggendo i giornali italiani, in tanti si sono stupiti che il tema sia interessato già così tanto. Ma a Roma non ha stupito nessuno.

Il caso è scoppiato con la diffusione del comunicato dell’associazione Europe en Marche, creata in vista delle Europee in sostegno di Emmanuel Macron. Nel testo si leggeva: “I valori progressisti, di apertura e umanità sono la nostra colonna vertebrale e non sono compatibili con le posizioni demagogiche, populiste e apertamente euroscettiche del M5s”. Parole che stridevano completamente con l’intervista rilasciata dal Shahin Vallée, ex consigliere economico di Macron ma in precedenza anche di Van Rompuy, che parlando al Corriere della Sera non escludeva la possibilità che i Cinquestelle potessero aderire a “un’ampia alleanza pro-europea aperta a tutti, in modo da sfidare sia l’ondata dei partiti nazionalisti che l’inerzia di quelli tradizionali”, a condizione che si chiarisse la loro opinione sull’Europa. Naturalmente, nel caso di un eventuale accordo di governo con la Lega, un dialogo tra gli europeisti di Macro e i grillini sarebbe “difficile da immaginare”, ha aggiunto Vallée. Poi è arrivato il comunicato dell’associazione Europe en Marche che la stampa italiana ha rilanciato in massa. E lo stesso sottosegretario alle Politiche comunitarie Gozi ha esultato: “Soddisfatto che En Marche! neghi qualsiasi dialogo con il M5s”. E’ dovuto intervenire l’account Twitter del partito per ribadire che quella non è la voce ufficiale. E la voce ufficiale, ovvero l’Eliseo, di sicuro non ha intenzione di esprimersi in questo momento di passaggio, che può avere esiti imprevedibili in Italia e è ancora distante dalle elezioni europee della primavera del 2019.

Quello che farà da crinale fondamentale, dunque, sarà vedere cosa succederà dopo le consultazioni al Colle e soprattutto capire se si riuscirà a far partire un governo in Italia o si dovrà tornare al voto. “Sappiamo che c’è quella strada aperta”, commentano altre fonti M5s in parlamento. “E sicuramente è una prova in più di come la nostra posizione agli occhi dell’Europa sia migliore di quanto si voglia far credere. Ma comunque il Pd, ancora saldamente controllato da Matteo Renzi, in questo momento sta facendo di tutto per spingerci a fare l’accordo con la Lega”. L’impasse è autentico: i grillini non accetteranno mai di sedersi al tavolo con Silvio Berlusconi, il Carroccio non ha nessun interesse a mollare Forza Italia ora che può prendere il controllo di una coalizione che ha già raggiunto il 37 per cento. La situazione è fluida, cambia in continuazione e per giunta la delegazione del Movimento Cinque Stelle salirà per ultima al Quirinale per le consultazioni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La strada è lunghissima e tutto conta: pure non sembrare più gli euroscettici impresentabili agli occhi dell’Europa.