Ha negato tutto ma è stato posto “sotto controllo giudiziario“. Una misura simile alla libertà condizionata quella imposta a Nicolas Sarkozy. L’ex presidente della Francia, dunque, dovrà informare il giudice sui propri spostamenti, e non potrà recarsi all’estero né contattare o incontrare determinati individui.

Dopo due giorni di fermo Sarkozy è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta dei presunti finanziamenti ricevuti dalla Libia per la sua campagna alle elezioni presidenziali del 2007. A scriverlo è il sito del quotidiano Le Monde, che precisa come all’ex inquilino dell’Eliseo siano contestate le accuse di corruzione passiva, finanziamento illegale della campagna elettorale e occultamento di fondi pubblici libici. L’interrogatorio di Sarkozy è durato 25 ore ed è stato interrotto solo per consentire all’ex capo dello Stato di rientrare a casa per la notte. Secondo fonti giudiziarie citate da Bfm-Tv, l’ex presidente avrebbe “negato i fatti” che gli vengono contestati.

Al centro dell’inchiesta ci sono 5 milioni di euro in denaro contante. Dopo la pubblicazione a maggio 2012, sul sito Mediapart, di un documento libico che evocava un presunto finanziamento di Muammar Gheddafi alla campagna presidenziale di Sarkozy, le indagini dei magistrati sono proseguite. Nel dettaglio del 2016, nel pieno delle primarie del partito Les Republicains, il faccendiere Ziad Takieddine aveva affermato di aver trasportato 5 milioni di euro in denaro contante da Tripoli a Parigi tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007 per consegnarli all’ex ministro dell’interno Claude Guèant, tra i fedelissimi dell’ex presidente, e poi allo stesso Sarkozy, allora ministro dell’Interno. Indagato da allora per “complicità in corruzione di pubblico ufficiale straniero”, come ha raccontato Le Monde, e per “complicità in appropriazione indebita di fonti pubblici in Libia”, Takieddine rilasciò dichiarazioni in linea con quelle rese dall’ex direttore dell’intelligence militare libica, Abdallah Senoussi, il 20 settembre 2012, davanti alla procura generale del consiglio nazionale di transizione libico.

Patricia Simon e Claire Thepaut, le due magistrate del pool anticorruzione parigino, hanno prima intercettato l’ex presidente, e poi tale Paul Bismuth. Che era sempre Sarkozy. l’ex presidente aveva infattiutilizzato quel nome falso per comprare un’altra scheda sim e un altro telefono cellulare. Gli inquirenti lo avevano capito, soprattutto dopo aver ascoltato i colloqui dell’inesistente Bismuth con Thierry Herzog, avvocato e amico storico di Sarkozy. Da lì la svolta dell’inchiesta che ha portato l’ex presidente a finire inquisito.