Donald Trump e Kim Jong-Un si incontreranno entro fine maggio, c’è l’accordo, ma le diplomazie frenano e le sanzioni intanto rimangono. La Casa Bianca ha infatti ritrattato la sua posizione, chiarendo che “non faranno concessioni” e non andranno avanti nei colloqui con colloqui con la Corea del Nord “fino a quando non ci saranno azioni concrete e verificate” da parte di Pyongyang. “Aspettiamo con impazienza la loro denuclearizzazione. Ma tutte le sanzioni e massima pressione devono restare”, ha chiarito la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. E in questo Donald Trump ha trovato l’appoggio della Cina: dopo lo storico annuncio il presidente Usa ha avuto un colloquio con il presidente cinese, Xi Jinping, e secondo la Casa Bianca i due si sono “impegnati a mantenere pressione e sanzioni” contro Pyongyang “finché la Corea del Nord non intraprenderà passi tangibili verso una denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile”.

La Cina, unico alleato di Pyongyang, come la Russia ha sempre sostenuto che le sanzioni da sole non avrebbero spinto la Corea del Nord a cambiare rotta e aveva chiesto più volte di incrementare gli sforzi diplomatici per raggiungere una soluzione. È tornata dunque a chiedere dialogo: a Trump, Xi ha espresso la speranza che Stati Uniti e Corea del Nord avvieranno un dialogo il più presto possibile e si sforzeranno per risultati positivi, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa di Stato cinese Xinhua. Quanto alla Russia, il commento è giunto per bocca del ministro degli Esteri Sergey Lavrov, che ha parlato di “un passo nella giusta direzione” esprimendo la “speranza che questo incontro abbia luogo”. Cina e Russia sono fra le tappe in cui si recherà il consigliere per la sicurezza nazionale sudcoreano, Chung Eui-yong, cioè colui che ha incontrato a Pyongyang Kim Jong-Un e ha poi recapitato in questi giorni il suo messaggio a Trump a Washington.

In vista degli incontri, infatti, bisognerà fare un enorme lavoro diplomatico per preparare il terreno: prima ci sarà il summit fra il presidente sudcoreano Mon Jae-In e Kim Jong Un ad aprile nella zona demilitarizzata, poi entro maggio l’incontro Kim-Trump. Per il summit Kim-Trump, il primo fra un presidente Usa e un leader nordcoreano, non si conosce ancora il luogo. La Svizzera si è detta disponibile a ospitarlo, mentre in Svezia è atteso presto in visita il ministro degli Esteri nordcoreano. Ri Yong Ho si recherà presto in visita nel Paese e vedrà l’omologa svedese Margot Wallstrom “nel prossimo futuro”, riferiscono fonti diplomatiche al quotidiano svedese Dagens Nyheter. L’ambasciata della Svezia a Pyongyang rappresenta anche gli interessi di Usa, Canada e Australia in Corea del Nord e gioca un ruolo chiave nel curare i rapporti per i colloqui diplomatici.