Dalla ministra che ha raccolto l’eredità della riforma, provando a correggerla senza mai rinnegarla, alle responsabili scuola del Pd che l’avevano firmata: le urne bocciano la Buona scuola. Stavolta senza appello. Già alle ultime amministrative la protesta dei docenti aveva condizionato il centrosinistra, ma ora alle Politiche, nel generale fallimento del Partito Democratico, tutti i parlamentari legati all’ultimo corso del Miur hanno rimediato una vera umiliazione. Alcuni si sono salvati grazie al proporzionale, altri resteranno proprio fuori: di sicuro, nella prossima legislatura non ci sarà quasi traccia di quella riforma e cambieranno tutti i riferimenti parlamentari del mondo della scuola.

DISASTRO FEDELI E MALPEZZI, FUORI PUGLISI – Il caso più eclatante è quello di Valeria Fedeli, ministra (ancora per poco) dell’Istruzione: l’ex militante della Cgil piazzata a viale Trastevere per ricucire il rapporto con i sindacati si era guadagnata la piena fiducia di Matteo Renzi, al punto da essere ricandidata in un collegio considerato più che sicuro. A Pisa, nella rossa Toscana, una delle ultime roccaforti del renzismo. La Fedeli è riuscita a perdere persino lì, per una manciata di voti (meno di 2mila), contro la carneade Rosellina Sbrana, dirigente locale della Lega. A scanso di equivoci, il partito le aveva preparato anche un paio di paracaduti nel proporzionale (sia in Emilia che in Campania, dove è stata proclamata), così la ministra è stata confermata al Senato.

Stesso discorso per Flavia Malpezzi, renziana doc, attuale responsabile scuola dei Dem: lei aveva un compito più difficile, nell’uninominale di Cologno Monzese, dove è stata stracciata dal centrodestra per poi essere ripescata col listino (come pure il sottosegretario Vito De Filippo in Basilicata). È andata peggio a Francesca Puglisi, una delle madri della Buona scuola: già scaricata da Renzi, come dimostra il quarto posto nel listino di Emilia-Romagna 1, complice il flop del Pd non sarà più parlamentare. E pensare che per almeno un paio d’anni era stata la plenipotenziaria del Pd in materia di istruzione. Se ci aggiungiamo la mancata ricandidatura delle varie Maria Coscia, Manuela Ghizzoni e Maria Grazia Rocchi, si può dire che le Camere perdono quasi tutta la filiera di parlamentari che hanno lavorato sulla scuola negli ultimi 5 anni.

M5S E LEGA, IL NUOVO CHE AVANZA – La rivoluzione è completa, anche perché Movimento 5 stella e Lega portano tanti eletti di prima nomina. Qualche punto di riferimento in entrambi gli schieramenti, però, c’è già: fra i 5 stelle, ad esempio, confermati Gianluca Vacca e Luigi Gallo, tra i più attivi sulla scuola nella scorsa legislatura. Senza dimenticare Salvatore Giuliano, il preside scelto da Di Maio, che anche se non dovesse essere ministro avrà comunque un ruolo di “consigliori”: al netto delle polemiche sui suoi legami rinnegati con la Buona scuola, il suo profilo di assoluto valore potrebbe andar bene per un eventuale governo insieme al Pd. Entra a Montecitorio anche Marco Bella, ricercatore de La Sapienza che potrà dare il suo contributo in materia di università. In casa Lega, invece, hanno già lavorato sulla scuola i senatori Mario Pittoni e Gian Marco Centinaio: in caso di esecutivo di centrodestra, alla vigilia la favorita per viale Trastevere sembrava Mara Carfagna, ma l’affermazione del Carroccio ha spostato un po’ gli equilibri; ora si parla di un Gelmini bis, ma in salita ci sono le quotazione di Valentina Aprea, già assessora in Regione Lombardia e (sottosegretaria nel Berlusconi II).

UN PARLAMENTO PRO PARITARIE? – È presto per ipotizzare cosa dovrà aspettarsi il mondo dell’istruzione nei prossimi tempi. Prima bisognerà capire chi salirà a Palazzo Chigi, e con quale schieramento. C’è però un primo dato significativo sulla composizione delle Camere: entrano in Parlamento tanti “amici” delle paritarie. Della Gelmini, la cui omonima riforma tagliò risorse preziose alla scuola pubblica (e all’università) senza toccare le private, si è già detto. Non è da meno la Aprea, che in Lombardia ha sempre difeso le paritarie, e nel 2008 aveva presentato un famoso ddl che secondo alcuni sarebbe stato d’ispirazione a Renzi per la Buona scuola (si parlava di ingresso delle aziende negli istituti, superpresidi e autonomia). La forzista Deborah Bergamini in campagna elettorale ha ribadito l’impegno del partito sul tema. E uno dei pochi parlamentari del centrosinistra ad aver vinto la sua sfida nell’uninominale (alla Camera a Firenze) è Gabriele Toccafondi, ex sottosegretario in quota Lorenzin, paladino della parità scolastica, che al Miur si vantava di aver portato ai massimi storici i finanziamenti alle private. Loro hanno sempre lavorato per favorire le paritarie. E continueranno a farlo anche nei prossimi 5 anni.

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