Il Pd passa dal 40 al 18,7 per cento. Un disastro, e il De profundis di Renzi oggi sanno scriverlo anche gli “opinionisti” di regime che lo scaricano. Non se ne può più delle “grandi firme” che capiscono tutto dopo, con infinito ritardo, ma sono sempre pronti a dare lezioni. Siamo stati tra i primi a dire che “il bullo di Rignano” avrebbe portato la sinistra a una sconfitta storica. E’ brutto citarsi ma qualche volta necessario: avevo pubblicato il 10 novembre 2014 per Micromega il pezzo che altri scriveranno oggi. Titolo: Se questo è un leader di sinistra. Le ragioni della sconfitta elencati con tre anni e mezzo d’anticipo.

Sintetizzo: Renzi politico o Della demagogia. Potrebbe titolarsi così un libro sul Premier: furbizie, tradimenti… Renzi ingannatore. Il suo #Enricostaisereno, poco prima di pugnalarlo, non è da meno per efferatezza (psicologica, certo, non è più tempo d’omicidi politici) dell’azione di Oliverotto da Fermo che uccise lo zio Fogliani e i notabili che “li andorono drieto”. Inoltre: cos’è se non un tradimento quel rifiutarsi ostinato di guardare la sofferenza della gente, mentre duetta amorevolmente con Confindustria? Da che parte deve stare, sui temi del lavoro, dell’economia, delle questioni sociali e civili, un leader di sinistra?

Renzi demagogo. E’ l’aspetto più inquietante perché ai cittadini meno avvertiti sfugge. Insomma: è possibile davvero guidare un partito di sinistra e governare in nome della sinistra deridendo la forza-lavoro e il sindacato che la rappresenta, cancellando dal proprio orizzonte concettuale la giustizia sociale? Dove sta la coerenza tra il nome e la cosa? Tra i principi e la realtà? Tra i valori e l’azione politica?

Norberto Bobbio: ciò che distingue la destra dalla sinistra è “il diverso atteggiamento di fronte all’idea di eguaglianza” (Destra e sinistra, Donzelli). Che c’entra Matteo Renzi col principio-cardine individuato da Bobbio? E’ sotto gli occhi di tutti: il segretario del Pd compie la più rigorosa operazione di destra che si ricordi negli ultimi 70 anni: abolisce il concetto di eguaglianza dal programma – e dalla visione – della più importante forza riformista del Paese. Uno scandalo. Per chi non l’avesse capito: l’abile demagogo taglia i diritti e ne sbandiera l’estensione; promuove la precarietà e ne proclama la fine; parla di lavoro e pensa al Capitale; usa il manganello e “sta” – o dice di stare – con gli operai. Questo è l’uomo. Contesta l’accusa di thatcherismo e di fatto l’incarna, distruggendo le conquiste politiche e sociali dei decenni più maturi della nostra democrazia.

Come non vederlo: colloca il partito nell’area del socialismo europeo, ma difende in ogni circostanza – “ce lo impone la crisi” – le posizioni delle destre europee. Questo è l’uomo. Da posizioni ultraliberiste distrugge lo Stato Sociale. Siamo in presenza del capolavoro politico della borghesia imprenditrice orientata a destra: si fa rappresentare dal leader della sinistra. E’ l’odierna anomalia italiana. D’altronde, mentre gli operai erano a piazza San Giovanni, il demagogo, da Firenze, consentiva al finanziere Davide Serra di cimentarsi sulla necessità di limitare il diritto di sciopero.

Renzi rappresenta il nuovo? Forse:

a) se nuovo significa scavalcare il Novecento e tornare a rapporti sociali denunciati da Marx, a un lavoro senza diritti e dignità (Grundrisse);
b)
 se nuovo significa svilire il dialogo interno al partito (discutiamo pure, ma la mia posizione non muta e decido io);
c) se nuovo significa licenziare senza giusta causa: negare i principi di John Rawls: la giustizia “è il primo requisito delle istituzioni sociali, come la verità lo è dei sistemi di pensiero”. E’ inutile farsi illusioni: questo concentrato di cinismo e opportunismo, questa capacità sorprendente di tradire uomini e idee, non è un bene per il Paese” (micromega.net, 10-11-2014). Cosa aggiungere? Credo che gli elettori l’abbiano definitivamente smascherato e le dimissioni, sia pure postdatate, siano un atto dovuto: il modo dice tuttavia dell’uomo. Si dimetterà, ma intanto guiderà il partito nell’avvio della legislatura: è pronto a ricattare tutti. Che ne pensano i giornaloni che l’hanno fino ad oggi sostenuto? Si apre una lunga fase di lotta interna al Pd, ma questo è un altro discorso. Adesso è tempo che i 5Stelle governino, se trovano i numeri in Parlamento. Nessuno pensi di scippare loro un diritto. La sovranità appartiene al popolo.